Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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lunedì 28 gennaio 2013

QUEL PITTORE E’ UNA BESTIA

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Congo mentre dipinge, anni '50
Una delle opere di Congo

Nel 1962 il best seller “The Biology of Art” di Desmon Morris lasciò il mondo dell’arte senza fiato. Raccoglieva l’esperienza e le opere di Congo, uno scimpanzé di 7 anni che, grazie alla guida e agli stimoli comportamentali ideati dall’etologo inglese, ed egli stesso pittore, avrebbe realizzato nel decennio 1954–1964 circa 400 opere astratte. 
Insomma, il primo animale della storia a riuscire non solo a dipingere in pubblico, ma ad esporre in una galleria d’arte, l’Istituto d’Arte Contemporanea di Londra. Prima forma di vita, considerata sino ad allora senza anima e senza coscienza di sé, capace di creare come l’uomo.

Una delle sue opere fu venduta a 25.000 sterline. Anche Picasso comprò una sua tela e Mirò si disse disposto a barattare un suo disegno con quelli del collega scimpanzé. Se Congo veniva privato degli strumenti per dipingere mentre era assorto nel suo lavoro, urlava e li pretendeva indietro. E quando dipingeva, sembrava essere felice.

Un approccio sensazionalistico che rischiò però di distrarre da una esperienza scientifica e artistica di grande interesse, che ci pone in maniera diretta il problema delle origini della creatività e dell’amore per il bello.


Desmond Morris e Congo


Altri pittori famosi in tempi più recenti, esponenti dell’espressionismo astratto, furono il gorilla Koko (andate a visitare il sito personale, dove è possibile acquistare multipli delle sue opere
-->http://www.koko.org) e Michael. Anche a loro fu dedicata una mostra presso la Terrain Gallery di San Francisco. I loro dipinti ritraggono l’amore, la rabbia (come comunicarono con il linguaggio dei segni ai loro assistenti), ma anche oggetti di vita quotidiana, compagni di giochi, come il cane Apple o i gorilla stessi. 3 di questi quadri furono venduti a 20.000 dollari.

Koko comunica con il linguaggio dei segni



Negli anni ’80, venne scoperto il talento artistico di Siri, una elefantessa del Burnet Park Zoo (New York). Scarabocchiava con un sasso sul pavimento della gabbia, venne così incoraggiata la sua dote artistica fornendole tele, colori e pennelli. Curioso fu quando alcuni quadri di Siri vennero inviati ad un famoso critico d’arte, Jerome Witkin, senza rivelare l’identità dell’artista: li definì «eccezionali, emana da questi quadri una forza positiva e ricca di tensione, così controllata da risultare incredibile. È un’opera così delicata, così intensa».  Non poteva mancare un cane pittore: Sam, un meticcio del Maryland. Un maiale a nome Smithfiel e un cavallo chiamato Cholla in Nevada.




La regola è una sola: l’opera deve nascere per una precisa volontà e azione dell’animale sulla tela, senza costrizioni o trucchi. Altri marchingegni, insomma, non funzionano, e non sono permessi. Così, quando il grande maestro giapponese Hokusai per vincere una gara di pittura decise di liberare una gruppo di anatre su un lungo rotolo di carta di riso, dopo avergli infilato le zampe nell’inchiostro, per poi chiamare l’opera “foglie di acero sul fiume”, in fondo stava solo barando...




1 commento:

  1. Bell'articolo complimenti!Ecco perché ci si sente affini alle bestie. Aggiungo che ho fatto dipingere lumachine inconsapevoli... che ne avrebbe sentenziato il critico?

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