UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Un viaggio non scontato tra artisti, visionari e designer da tutto il mondo, molto lontano dai soliti 50 nomi. Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 e del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


Seguiteci anche ogni mese su ARTeDOSSIER
https://www.facebook.com/museoimmaginario.museoimmaginario

https://www.facebook.com/Il-Museo-Immaginario-di-Allfredo-Accatino-487467594604391/




giovedì 3 gennaio 2013

DICK KET, IRONIA, TRAGEDIA, REALISMO MAGICO.

Autoritratto, 1932
 
Vi ricordate il volto ironico e sofferente di Troisi mentre pedala nel film “Il postino”? Questi autoritratti, straordinari, e per l'Italia sicuramente inediti, me lo riportano alla mente e mi fanno entrare, in punta di piedi, in una vita silenziosa, vissuta per lo più in 90 mq. E con una storia che mi piace condividere con voi.


Dick Ket (10 ottobre 1902 - 15 settembre 1940) è stato un pittore, disegnatore e incisore olandese esponente del realismo magico noto per le sue nature morte e per i suoi autoritratti, per un totale di soli 140 dipinti, la maggior parte dei quali realizati negli ultimi 10 anni di vita, gli ultimi dei quali anche astratti. 
Come risultato della sua sperimentazione tecnica con diverse formulazioni e additivi al mezzo e smalto, alcuni dei suoi dipinti non sono completamente asciutti dopo 70 anni. Amatissimo da chi lo conosce, sconosciuto ai più.
 

Nato con un difetto cardiaco grave (probabilmente tetralogia di Fallot con destrocardia e insufficiente nutrimento di tessuti e organi), dopo gli studi di arte a Kunstoefening a Arnhem 1922-1925 non riesce più a viaggiare, sia a causa di una debolezza fortemente debilitante sia per la crescente comparsa di fobie.
Vive così appartato nella casa dei suoi genitori a Bennekom (figlio unico, con una madre dominante e un padre debole e affettuoso). Dimora dalla quale, dopo il 1930, non si sposterà più. Raccontando, nell’evoluzione dei suoi autoritratti, con spiazzante crudezza, l’avanzamento progressivo della malattia, cianosi compresa.

Morirà a 38 anni. Perplesso e maliconico, mai disperato, capace di esprimere nelle lettere un forte senso dell’umorismo e autoironia, affiancando a giochi di parole divertenti un grande interesse per le arti, la letteratura, la musica il cinema, ammirando contemporanei come come Wim Schuhmacher e Leo Gestel.


Mentre i primi dipinti sono in stile impressionista, verrà poi influenzato decisamente dall'arte della Neue Sachlichkeit (nuova oggettività) a partire dal 1929, per poi identificarsi nel realismo magico (movimento culturale, però, che potrà conoscere solo attraverso riproduzioni).
Le sue meticolose nature morte presentano oggetti come bottiglie, una ciotola vuota, uova, strumenti musicali. Ket propone questi oggetti in modalità angolari, visti ora dall’alto, ora in scorcio.   
Ma è nel ritratto che si apre una pagina tra le più toccanti della pittura. Come nell’autoritratto del 1932.
Autoritratto, 1932

Il suo è un aspetto bizzarro e sofferente, contraddistinto da un colore della pelle strano, caratterizzato dalle cosiddette “dite a bacchetta”, sintomatiche della malattia, che si colorano sempre più di grigio-blu.
Ha la camicia aperta, a evocare il suo problema cardiaco, un cavalluccio alle spalle per ricordare che è come un bambino, ma anche come gioco di parole per indicare il suo none (in olandese il cavalluccio si dice Kets).
Nell'angolo in basso, a destra, Ket ha dipinto FIN parola in immagine speculare, segno che egli era consapevole della morte che si stava avvicinando. Elemento rafforzato dalla caducità del fiore. In una miscela di ironia e tragedia che lo rende, e non solo come pittore, una grande figura del ‘900. Mi sarebbe piaciuto averlo come amico.



2 commenti:

  1. Bravissimi, ottima idea. Ma molti degli artisti citati sono piuttosto famosi, semmai sono ignoti a chi non studia arte e per forza di cose conosce solo veline, Brunetta e Balotelli...
    E poi, PER FAVORE, togliete quello schema cromatico SBAGLIATO di Itten, con i colori primari sottrattivi del tutto scagliati... Itten sì che ha fatto vera disinformazione, diseducando ancora oggi ragazzi e adulti dai testi di Educazione Artistica...
    Paolo Beretti

    RispondiElimina