Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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giovedì 2 settembre 2010

RAFFAELE PONTECORVO. SURREALISTA TORINESE.


In Italia, diceva Buzzati "...ci sono stati pochi surrealisti, forse perché ci sono pochi sognatori...."

Arrivato quasi trentenne alla pittura, Raffaele Pontecorvo (Roma 1913 - Torino 1983) seppe affermare subito i caratteri di una personalità e di un temperamento estroso ed esente da conformismi, che lo fece diventare molto noto a Torino. Fequentatore dei salotti bene, ma anche delle "piole" (le osterie lungo la Dora), amico di Gustavo Rol, che lo volle vicino in numerosi suoi esperimenti psichici.
Janus lo ricorda come: “Gran signore, gentiluomo di stampo un po' antico, uomo con il monocolo, conservatore arguto e piacevole, vestito sempre con ricercatezza anche mentre dipingeva tra pennelli e colori, impeccabile sia nella vita privata sia nello studio davanti al cavalletto - che per Pontecorvo era una specie di altare. Pontecorvo aveva un rapporto con la pittura che sembrerebbe mistico se i suoi temi non fossero spesso un po' sensuali, ma la sua sensualità è spesso solo suggerita o data semplicemente con il colore."

Così, in questa piccola opera dalle dominante gialle, che in una rivista degli anni '50, appare intitolata "Annunciazione?", c'è molto del suo spirito controcorrente. Un angelo che non è un angelo. Un'annunciazione senza Madonna. Ma in fondo chi ci dice che questa sia proprio "quella" annunciazione?

1 commento:

  1. Come mi manchi Ponte! La tua eleganza, il tuo stile, i tuoi consigli...sei fuggito troppo presto ai tuoi allievi!

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