Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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giovedì 2 settembre 2010

GIUSEPPE MANFREDI: METAFISICO E PITTORE.


Giorgio Morandi ha passato la sua vita a dipingere bottiglie e bicchieri. Giuseppe Manfredi (Seravezza - Lucca 1934 - Montecatini Terme - Pistoia 1987), no, spaziando dalle nature morte alla scene all'aperto, dagli ambienti ai ritratti. Questo non vuol dire che uno è un profeta e l'altro no. Ma neanche che continuare a esplorare la stessa tematica apre le porte dell'inconscio. Uno e famoso, l'altro no, o comunque molto meno. Ma quando vedo un'opera di Manfredi la riconosco, e mi piace, anche appartiene a quel genere che non dovrebbe proprio interessarmi.

Manfredi appare così come un artista colto, padrone di una tecnica sapiente, densa, che trova nella pittura di Massimo Campigli, suo amico e in parte maestro, chiari riferimenti stilistici.
Anche per questo la natura morta che vi presentiamo, dei primi anni '60, e che il pittore forse amava di più, ha un significato importante. Saggio di pittura italiana, che coniuga la metafisica di Giorgio De Chirico con la compostezza di Morandi, con la tecnica della Scuola Romana. Anzi con la tradizione della pittura italiana di Simone Martini. E con Carrà, che di lui scrisse: "...nella pittura italiana c'è un filo sottile, che ci lega, a me, come a Manfredi, a Giotto e a Masaccio. Ma un filo che non diverrà mai un laccio..."


Da una "natura morta" prende così vita una composizione "racchiusa in se stessa", capace di comunicare atmosfere e suggestioni di altri tempi. SIamo alla fine degli anni '50, in un momento destinato a storicizzarsi come lo spartiacque tra un mondo e un altro, e fra due modi diversi di vivere l'arte figurativa. Morirà, ancora giovane, a 53 anni, lasciandoci un numero limitato di opere.

1 commento:

  1. la sua semplicità è arte pura con l'abbuono di una capacità pittorica unica e vibrante

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