Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

P.S. Segueteci anche ogni mese su ARTeDOSSIER

giovedì 2 settembre 2010

PAZIENZA, LA SCRITTURA CHE DISEGNA.

Se leggete Sturiellet (ll Viaggio in Puglia), o Zanardi, scoprirete che Pazienza è stato forse il primo in Italia a miscelare la struttura narrativa del romanzo a quella del fumetto. A delineare una lettera trasversale che prima non era mai stata percorsa, miscelando poesia, memoria, cinismo, ironia. Insomma, la comic novel.
Con un segno contemporaneo, acido, ironico, affettuoso, capace di eccellere nel bianconero come nel colore.

 
Una vita bruciatasi troppo presto per colpa dell'abuso di droghe, ben evocata da un bellissimo libro che vi consigliamo di non farvi sfuggire: - Prima pagare poi ricordare. Da «Cannibale» a «Frigidaire» Storia di un manipolo di ragazzi geniali di Filippo Scòzzari  pubblicato da Coniglio Editore.

P
er ricordare questo autore geniale, vi alleghiamo così un bell'articolo di Carlo Scaringi:


Andrea Pazienza è scomparso il 16 giugno 1988, mentre stava lavorando alla storia di Astarte, il cane di Annibale, rimasta purtroppo incompiuta. Con quel racconto il Paz era in qualche modo uscito dai suoi temi consueti, quelli del disagio giovanile di quegli anni narrati attraverso decine di vignette e tantissimi personaggi, tutti in qualche modo collegati alla realtà.
Sono passati vent’anni e più, ma il ricordo di Pazienza è sempre vivo, anche fra quei giovani che non lo hanno potuto conoscere direttamente attraverso le sue vignette e le sue storie sconclusionate (ma non tanto) che comparivano sui periodici di tutta Italia, da quelli ferocemente satirici e contestatori come il Male o Frigidaire a quelli inseriti, almeno economicamente, nel “sistema” che il disegnatore ferocemente combatteva con i suoi disegni.
Tra il 1977, quando Alterlinus cominciò a pubblicare “Le straordinarie avventure di Pentothal” al 1988 quando la rivista Comic Art ospitò le prime tavole di Astarte, Pazienza è stato il cronista fedele ma anche arrabbiato di un decennio abbondante, e soprattutto difficile, della storia italiana, ricco di fermenti, speranze, delusioni e forse sogni, per tutti e anche per il fumetto italiano, che vide il fiorire di molte riviste d’autore e di personaggi ormai storici come Ken Parker e Dylan Dog.





Tra i suoi tanti meriti, Pazienza ha avuto anche quello di aver fatto compiere al fumetto italiano un salto di qualità, facendogli perdere quel taglio evasivo che talvolta aveva, per immergerlo in una realtà – vista magari in modo deformato – che era poi quella in cui vivevano i giovani. Pazienza, con le sue storie di emarginazione e di rabbia, ha dato corpo concreto al disagio giovanile, che in un certo senso era anche il suo disagio di artista insofferente al peso di una società incapace di soddisfare le giuste richieste delle classi che non avevano voce. Un disagio che si è espresso anche fisicamente, con quella sua ricerca di tranquillità, che per qualche tempo aveva tentato di trovare perfino nelle droghe. Una volta uscito dal tunnel, si era ritirato in campagna, tra Toscana e Umbria, soprattutto a Montepulciano, dove forse aveva scoperto quella serenità agreste e bucolica che talora si avverte anche nelle sue storie. Ma era troppo tardi, purtroppo.

Per saperne di più
Andrea Pazienza è nato il 23 maggio 1956 a San Benedetto del Tronto, ma è vissuto tra San Severo e Pescara, per poi maturare artisticamente a Bologna. I suoi personaggi, pur con caratteristiche diverse, sono figli dello stesso disagio. Il primo è stato, nel 1977, Pentothal, protagonista di una storia sospesa tra fantasia e realtà, con risvolti umoristici e avventurosi, con droga e violenza e un disegno grottesco e dissacrante. Poi è venuto Zanardi, al centro di molte storie, un giovane che sprizza rabbia, disagio, violenza da ogni vignetta, o quasi. Altro eroe negativo del mondo di Pazienza, e come Zanardi vagamente autobiografico, è Pompeo, che attraversa molteplici e drammatiche esperienze, fino al suicidio.
Quasi tutte le storie di Pazienza nel corso degli anni sono state più volte ristampate, principalmente dagli Editori del Grifo. Recentemente la Fandango ha riproposto la storia di Astarte e nelle scorse settimane le vignette che Paz aveva dedicato a Pertini, apparse per lo più sul Male. E’ un singolare incontro tra due personaggi insofferenti, un po’ rompiscatole, liberi e provocatori, entrambi amici dei giovani e dai giovani molto amati.


Nessun commento:

Posta un commento