UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha trasformato gli artisti in prodotti, facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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venerdì 26 aprile 2013

SAUL STEINBERG: LA VITA E' UNA MASCHERA


Saul Steinberg. Nose Mask Photo by Irving Penn. New York, 1966

Pochi artisti del ‘900 sono stati celebrati in vita e dimenticati solo pochi anni dopo la loro morte, pur riconoscendo a loro una qualità nettamente al di sopra della media. E’ questo il caso di Saul Steinberg (Râmnicu Sărat, 15 giugno 1914 – New York, 12 maggio 1999), rumeno di nascita (come Brancusi), americano per scelta.

Cresciuto in una famiglia della media borghesia ebraica, Saul Steinberg passò la giovinezza in Romania, che ricordò sempre come "un paese in maschera", fino a cominciare gli studi universitari in filosofia a Bucarest. Nel 1933 partì per Milano, dove si laureò in architettura al Politecnico, pubblicando vignette umoristiche sulla rivista satirica Bertoldo.
Il periodo italiano lasciò un segno importante nella vita di Steinberg, che per tutta la vita mantenne contatti con artisti e intellettuali italiani, tornando più volte a lavorare in Italia. Nel 1940, a causa delle leggi razziali, fu costretto a lasciare l'Italia per gli Stati Uniti, dove cominciò a lavorare per il New Yorker. Fu l'inizio di un sodalizio fruttuoso (642 illustrazioni e 85 copertine), durato per quasi sessant'anni.

Inge Morath - la serie di scatti che la resero celebre

Nel 1958 la fotografa austriaca Inge Morath si recò a casa di Steinberg a New York per realizzare un ritratto dell'artista, che la accolse indossando una delle sue maschere di cartone. Nacquero così, im maniera del tutto casuale i primi scatti di questa straordinaria sequenza.
In seguito i due collaborarono per sette anni a ritratti fotografici, singoli o di gruppo, in cui i soggetti posavano con le maschere di Steinberg.
Steinberg partiva dall' idea, centrale nella sua arte, secondo cui ognuno di noi indossa una maschera reale o metaforica. Questa ne è la sua controprova.



«Il disegno come esperienza e occupazione letteraria mi libera dal bisogno di parlare e di scrivere. Lo scrivere è un mestiere talmente orribile, talmente difficile... Anche la pittura e la scultura sono altrettanto difficili e complicate e per me sarebbero una perdita di tempo. C'è nella pittura e nella scultura un compiacimento, un narcisismo, un modo di perdere tempo attraverso un piacere che evita la vera essenza delle cose, l'idea pura; mentre il disegno è la più rigorosa, la meno narcisistica delle espressioni. »

(Saul Steinberg, intervista di Sergio Zavoli, 1967)


1 commento:

  1. elisabetta casagrande14 ottobre 2015 16:56

    Un'artista pieno d'umorismo e TEATRO

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