Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

P.S. Segueteci anche ogni mese su ARTeDOSSIER

sabato 11 luglio 2015

AMRITA SHER - GIL. LA FRIDA KHALO DELL'INDIA.

-->


Più la storia è maledetta, più la pittura appare bella e affascinante. Siamo tutti un po' cialtroni, noi artofili, ma ci piace guardare nelle pieghe del quadro, negli sguardi, cercando di individuare storie e presagi. Facciamo i colti, ma poi leggiamo le biografie, da Caravaggio a Van Gogh, e ci emozioniamo per delitti ed eccessi.

Come non inserire in questa élite Amrita Sher - Gil (30 Gennaio 1913 - 5 dicembre 1941), una pittrice indiana nata da padre del Punjabi, aristocratico sikh, fotografo per passione, e da una madre ebrea ungherese, cantante lirica.

Nota anche come la Frida Kahlo indiana  - grazie anche alla riscoperta effettuata in occasione del centenaio della nascita- è  oggi considerata forse la più importante pittrice del 20° secolo in Asia, la cui eredità culturale in India viene rivelata alla pari con quella dei Maestri del Bengala ed ebbe grande influenza su maestri come Sayed Haider Raza e Arpita Singh.  



Bellissima, nata a Budapest e trasferitasi a 8 anni in India, verrà a studiare a Firenze (addirittura a 11 anni, sic!) e a Parigi, per poi tornare in India, dando vita a una serie di dipinti, negli anni ’30, dedicati alle donne indiane dei villaggi del Sud, che oggi fanno scuola. Abbandona finalmente  lo "stile europeo", approfondisce la ricerca a Summer Hill, Shimla, dove la famiglia risiede, e cerca di creare, anche nei colori, una reale identità indiana. 
Non solo esplora forme e cromie fatte di terra e spezie, ma va a donare alle donne espressioni che la pittura indiana non aveva mai esplorato prima. Attenta, anche politicamente, a voler raccontare la vita dei poveri, dei derelitti, dei rappresentanti delle caste più umili. La sua non è una fuga intellettuale come Gauguin, è una presa di coscienza.
Con lei finisce l'orientalismo, e nasce la pittura d'oriente contemporanea.

 


Sposatasi con il cugino Victor, ungherese, lo tradisce costantemente con uomini e con donne, che spesso usa come modelle. I detrattori la chiamano Gipsy, la zingara, per le sue origini.

--> Con lui si trasferisce a Saraya, nell'Uttar Pradesh, regione ai confini con il Nepal, attraversata dal Gange, ma poi insoddisfatta, si sposta a Lahore. E’ proprio qui, nel 1941, a vent'otto anni, pochi giorni prima dell'apertura della sua prima grande mostra personale, si ammala gravemente, scivola in coma e muore.
La madre accusa il marito di averla uccisa. Molti credono che la causa della morte sia un aborto clandestino. Amrita è morta da poche ore quando l'Inghilterra dichiara guerra all’Ungheria e Victor viene messo in prigione come nemico della nazione.
Salman Rushdie si è ispirato a lei per la protagonista della novella ”The Moor's Last Sigh", 1995.

 

Nessun commento:

Posta un commento