Un progetto di Alfredo Accatino

Attenzione! Queste pagine non contengono opere di Modigliani, Picasso o di uno degli altri 50 straordinari autori, sempre e solo loro, che danno il titolo a mostre-evento. L’arte è qualcosa di più complesso della semplice divulgazione di massa che, nel tempo, ha finito per trasformare gli artisti in prodotti, che devono essere facili da comprendere e da consumare.
Non esisterebbero le avanguardie storiche senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del ‘900 senza l’apporto di fotografi, designer, scenografi, illustratori, progettisti, costumisti, visualizer, che in queste pagine vogliamo riproporre. Perché, se non avessero operato maestri come Malevic, Exter, Scheiber, Itten, De La Fresnaye, Jawlesky, Rietveld, Schad, Dexel, Brauner, o personaggi trasversali e imprevedibili come Galantara, Codognato, Seltenhammer, Vertes, Copi, Topor (chissà quanti di voi li conoscono?), o autori italiani come Chiattone, Wildt, Cagnaccio di San Pietro, Thayaht, Donghi, Melli, Crippa, Gnoli, Pascali, non sarebbe proprio esistita l’arte contemporanea. E forse, non saremmo esistiti neanche noi.

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giovedì 19 luglio 2012

PINO PASCALI. DA CREATIVO A CREATORE.


Roma ha un triste bagaglio di memorie. Doloroso e stimolante. Sono i luoghi dove tanti personaggi amati sono passati per poi fuggire via. Penso al leccio scheggiato sulla Nomentana da Rino Gaetano (morto perché l'ambulanza che lo trasportava non trovò ospedali disposti ad accoglierlo). Penso all’angolo via Paisiello - via Rossini, dove si schiantò la Ford Thunderbird lilla di Fred Buscaglione. All’accigliato Rocco Carbone, in quell’insospettabile semaforo di Viale Aventino. Alla terrazza del Biondo Tevere dove Pasolini cenò con Pelosi prima di partire alla volta dell’idroscalo.

Così ogni volta che imbocco il sottopassaggio di Corso Italia faccio un segno di saluto a Pino Pascali, che propri qui, il 30 agosto 1968, a soli 33 anni, cadde con la sua moto, per poi morire, undici giorni dopo, per i postumi delle ferite.
Roma era deserta. Venezia ospitava le sue opere alla Biennale. New York stava allestendo la sua mostra. E nello stesso giorno usciva Hei Jude.
Il sessantotto era scoppiato, ma la gente ancora non lo sapeva.             
Come ignorava che un ragazzo pugliese, in un’esplosiva avventura poetica durata appena tre anni, dal 1965 al 1968, avesse già provocato una vera onda d’urto. Una rivoluzione visiva, subito colta da critica e pubblico, paradossale e imprevedibile, sempre
in bilico tra pop e concettuale. Una meteora nella storia dell'arte italiana che illumina di una luce che ancora oggi non cessa di offrirci nuovi squarci. E che prefigura, con un’anticipazione straordinaria, le tendenze dell’attuale arte contemporanea (dai ragni della Louise Bourgeoise alla land art, passando per Kapoor).

Vedova Blu di Pascali, 1968. Il ragno di Louise Bourgeoise, 1999. 

Artista eclettico, Pascali fu scultore, scenografo, performer. Nelle sue opere riunisce le radici della cultura mediterranea (i campi, il mare, la terra e gli animali) con la dimensione ludica dell'arte: un ciclo di opere è dedicato alle armi, veri e propri giocattoli realizzati con materiali di recupero (metalli, paglia, corde) riproponendo le icone e i feticci della cultura di massa”.
Ma è stato anche un poeta, capace di lavorare con il bianco assoluto. E vi consiglio di fare due passi alla Galleria Nazionale di arte moderna di Roma, per vedere le sue opere che giacciono, silenziose come balene spiaggiate.
Certo è molto noto (alla critica). Ma forse non quanto dovrebbe. Ma soprattutto, non è questo l’unico motivo che mi ha spinto a inserirlo in queste pagine.


Ciò che amo è il suo scoprirsi artista mentre maneggia fondali per Carosello e pagine pubblicitarie, mentre inventava scenografie, pupazzi e fumetti.
Arrivato da Polignano (era nato nel 1935) si era infatti iscritto alla Accademia di Belle Arti di Roma per poi iniziare a lavorare nella comunicazione, creando cartoni animati per Algida e prodotti di largo consumo, ad esempio per Cirio. Un’alternanza di alto e basso, di creatività senza pregiudizi e compromessi che mi piace e che mi sembra dovrebbe dare nuovo orgoglio a una professione di creativo sempre più negletta. Professionisti a volte invisibili, anonimi, così isolati da finire ritrovarsi tra di loro in piccole riserve
Perché la creatività non si esprime attraverso classi di merito, gironi, categorie. E’ un’esigenza che, a volte, diviene professione. Che può scendere a compromessi (come tutti i ritrattisti, Goya compreso, che vissero come artisti di corte), che può esprimersi o replicare.


Per questo, se qualcuno di questi personaggi ti indica la Luna, forse bisognerebbe imparare a guardarla quella benedetta Luna, e non continuare a guardare solo il dito.

4 commenti:

  1. Sono andato al GNAM, sono rimasto incantato dai lavori di Pascali. Ci sono altre sedi dove poter vederli? Lo trovo al tempo stesso poetico e politico, divertente e pieno di melanconia. Mi fa anche pensare a Beuys. Grazie per il suo blog.

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  2. Grazie per il commento. Puoi trovare tutti i riferimenti museali al link dela Fondazione Pino Pascali http://www.museopinopascali.it/

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  3. Buongiorno, mi complimento per il soggetto e la conduzione di questo bellissimo blog. Avrei bisogno di mettermi in contatto con la vostra redazione. E' possibile avere un vostro indirizzo e-mail?

    A presto, Bianca

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  4. Bene la ringrazio, le scrivo subito. Un caro saluto.

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