UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Viaggio non scontato tra artisti e visionari da tutto il mondo, molto lontano dai soliti nomi. Non esisterebbero le avanguardie senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie del '900 – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


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sabato 17 febbraio 2018

TEMPEST STORM, L'AMICA DI BETTY PAGE CHE DIEDE UN COLPO DI PETTO AL BURLESQUE.

Nata Annie Blanche Banks (1928) è considerata una delle star del burlesque performer.. Con Lili St. Cyr e Blaze Starr Nativa della cittadina di Eastman, vittima di abusi durante l'infanzia, adolescente si allontanò da casa. A vent'anni era già stata sposata e divorziata due volte.
Il volto incorniciato da una massa di capelli rossi, dotata di una prorompente avvenenza fisica abbinata a un non comune senso della scena, iniziò la carriera all'interno del repertorio burlesque, debuttando al El Rey Theater di Oakland (California).

 
 

Acquisì il nome d'arte di Tempest Storm (traducibile con Bufera tempestosa) intorno al 1950. Divenne il suo nome ufficiale nel 1957. I suoi seni (moneymakers, macchine per far soldi, così definiti dalla stampa popolare) furono assicurati presso i Lloyd di Londra per un milione di dollari.
Tempest è stata costante protagonista di molte stagioni teatrali del burlesque in varie località USA, fra la California e il Nevada, e a Las Vegas, città nella quale si è ritirata a vivere. Divenuta una fra le pin-up maggiormente richieste, fu immortalata in numerosi periodici e film: fra gli altri, The French Peep Show di Russ Meyer (1950), Paris After Midnight (1951), Striptease Girl (1952), e Teaserama di Irving Klaw (1955), in cui figurava anche Bettie Page (come lei ripresa da Klaw in immagini di tenore fetish), e Buxom Beautease (1956). Apprezzata per la simpatia e il senso dell'humour, le sono state attribuite durante gli anni diverse relazioni sentimentali, fra cui quelle con il presidente John F. Kennedy, con il cantante Elvis Presley e con gli attori Sammy Davis Jr. e Vic Damone. Dal 1959 al 1967 è stata sposata ad uno dei più grandi cantanti dello showbiz americano, il cantante e attore di origini italo-moresche-irlandesi Herb Jeffries
Dopo che il suo nome è stato inserito nella Exotic World Burlesque Museum Hall of Fame di Helendale (California), si è ritirata ufficialmente dalle scene nel 1995 all'età di sessantasette anni, pur continuando occasionalmente a comparire sui pa

lcoscenici in circostanze speciali. Assieme allo scrittore Bill Boyd, Storm ha scritto nel 1987 il libro autobiografico Tempest Storm: The Lady Is a Vamp The Intimate Interview by Jack White, con il servizio realizzato nel 2012 a 84 anni.

Betty Page e Tempest Storm
 

Tempest Storm: The Lady Is a Vamp The Intimate Interview by Jack White, servizio realizzato nel 2012 a 84 anni.




 

LE RIVALI

Blaze Starr nel 1955
Lily St. Cyr



Irving Klaw
Bunny Yeager

 

The incredibly pert Eve Meyer, 1940s



Nellie Elizabeth "Irish" McCalla


Betty Brosmer

martedì 13 febbraio 2018

LA RAGAZZA IN BLUE.

Per più di 70 anni, la tomba, sul lato sinistro della sezione centrale del cimitero di Willoughby ha mostrato una semplice scritta: "Ragazza in blu, uccisa in treno, 24 dicembre 1933. Sconosciuta, ma non dimenticata".
Una ragazza, vestita di blu. Nel freddo dell’Ohio. Dopo aver lasciato una pensione sulla Third Street, la vigilia di Natale, la ragazza era stato uccisa da un treno passeggeri diretto a New York Central vicino alla Industrial Parkway.


L'unico indizio della sua identità lo trovano nella sua borsa, 90 centesimi e un biglietto ferroviario per Corry, in Pennsylvania.
Il suo corpo viene cos’ portato nell'ex casa di pompe funebri di Jim McMahon, dove viene esposta per due settimane. Più di 3.000 residenti visitarono il corpo per rendere omaggio e vedere se potevano identificarla. Nessuno ne fu capace.
I residenti di Willoughby raccolsero così $60 per una lapide, e la ragazza in blu venne sepolta nel cimitero. Un ulteriore $15 di un fondo cittadino garantì che gerani freschi sarebbero stati collocati sulla tomba una volta all'anno. E da allora, in città, divenne quasi un’istituzione.

Nel dicembre 1993, il mistero viene finalmente risolto, quando The News-Herald pubblica un articolo che segnala l'anniversario della morte della "ragazza in blue". La ragazza ora ha un'ulteriore lapide, che recita il suo nome: Josephine Klimczak, di anni 22. Una scoperta che nasce dalla curiosita di un agente immobiliare della Pennsylvania, Ed Sekerak, che era stata coinvolto nella vendita della fattoria Klimczak a Spring Creek e che riesce a collegare il caso della sparizione della ragazza, avvenuta settanta prima. La storia è finita. Però ti fa pensare. Ciao Josephine


Yves Klein, blue.


Fine modulo

lunedì 12 febbraio 2018

UNA VITA ALLA MODA - IL BARONE ADOLF DE MEYER

1916. Lei è bellissima, più moderna di tante foto sel suo tempo. Facile. E' una foto mozzafiato di Jeanne Eagles, scattata dal Barone Adolf de Meyer il primo fotografo ufficiale di moda. Jeanne sarebbe morta suicida pochi anni dopo, per eroina, incapace di adattarsi alla fine del muto. Ma questa è un'altra storia.

La storia che vi racconto è quella di un autore chiamato "Il Debussy della fotografia" da Cecil Beaton, tanto per dire, che sarebbe stato consacrato per la sua serie di scatti per Elisabeth Arden, per i suoi ritratti di potenti, per la costruzione di scenari glamour e pose che hanno costituito la base della Vogue Colture.




Baron Adolph de Meyer for Elisabeth Arden 1927


Nato in Francia da ricco padre tedesco e madre scozzese nel 1899, sposò a Chelsea Olga Caracciolo dei Duchi di Castelluccio, donna colta, elegantissima oltre che campionessa di scherma, musa di molti pittori, tra cui Boldini e Sargent, cittadina del mondo. Con un aurea regale, se è vero che il suo padrino era Edoardo VII,  che forse era anche il suo vero padre. Per non essere da meno Adolf decide di farsi chiamare con il titolo di Barone perché affermava che gli fosse stato concesso da Federico Augusto III di Sassonia nel 1897, anche se non è stata mai trovata alcuna prova. 
L’unione tra Olga e Adolf durò trenta anni, anche se fu un matrimonio di convenienza, in quanto De Meyer è omosessuale, e sua moglie Olga bisessuale.

Olga de Meyer by John Singer Sargent, 1907

Nel 1914, con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Adolf e Olga si trasferirono a New York City, ed è nella Grande Mela che  capisce la nascita di nuovo fenomeno quello Fashion System la moda, diventando fotografo ufficiale per la Vogue (1914-21) e per Vanity Fair. Un sodalizio che non dura molto.
De Meyer nel 1922 accettò infatti l'offerta di diventare il capo-fotografo di Harper's Bazaar a Parigi, dove trascorrerò 16 anni tempestosi.
Conosce il poeta e antropologo Nicolas Roerich che lo inizia ai culti orientali. Ma non è finita qui.
Come ha  scritto Francesca Galassini: "...su consiglio di un astrologo, la coppia cambiò nome in Gayne e Maharh. Entrambi oramai erano dipendenti dalla cocaina, tanto che Olga morì nel 1931 a causa di un infarto in una clinica austriaca, dove si era rifugiata per disintossicarsi; il barone, distrutto dalla morte della moglie si rinchiuse in se stesso rifiutandosi di lavorare. Più tardi accolse in casa un assistente che in realtà si rivelò essere suo amante, il giovane Ernest Frohlich. Il Barone e il suo amante decisero di prendere in affitto una villa a Capri dove conducevano una vita al limite dello scandalo, tra feste e fiumi di droghe, cosicché la polizia fascista li cacciò dall’isola. Dopo essere stato uno sei protagonisti della Belle Epoque e degli Anni Folli il viale del tramonto era sempre più vicino. Dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale si rifugiò a Hollywood, continuando il suo lavoro di fotografo ritrattista, ma in tono minore e conducendo un stile di vita modesto. In quel periodo dopo una grave depressione distrusse gran parte del suo archivio, lasciando solo alcune opere ritenute fondamentali. Morì nel 1946 lasciando in eredità alcuni scatti inediti della Marchesa Casati. Purtroppo per molto tempo dimenticati in una valigia dentro un deposito, furono ritrovati e messi all’asta da Sotheby’s nel 1980"
La sua morte venne registrata come quella di "Gayne Adolphus Demeyer, scrittore (in pensione)". Solo poche delle sue opere sopravvissero fino ad oggi, mentre la maggior parte rimase distrutta nella seconda guerra mondiale.


Coco Chanel by Adolf de Meyer ...
La Marchesa Casati – A. De Meyer photograph, 1919


Still Life by Baron Adolf de Meyer about 1908



LA DONNA CHE RITRAEVA LE DONNACCE. JEANNE MAMMEN.

Jeanne Mammen (21 novembre 1890-22 aprile 1976), come scritto nella presentazione della sua mostra berlinese, quella che ha sancito la sua riscoperta è stata ”…una delle figure più ingombranti e più colorate della recente storia dell'arte. Come artista berlinese, ha vissuto due guerre, distruzione, povertà e il ritorno delle rovine in modo molto personale e produttivo. Come solitario e acuto osservatore, Mammen ha sviluppato una personalità potente con un messaggio chiaro: la distanza crea vicinanza. Non ha risparmiato alcun ambiente e nessuna esperienza. Ha ritratto contemporanei glamour, il nuovo tipo di donna sicura di sé, così come la vita notturna frivola o figure ai margini della società ... icone distintive della "Golden Twenties"…” Il suo sguardo si ferma su tutto, soprattutto sulle donne di malaffare, le puttane, le amiche, le donne sole, povere, ubriache, sgualdrine, con lo sguardo torbido, ridente, scatenato, o disperato.



Nel 1930 tenne una grande mostra nella galleria dell’editore Fritz Gurlitt che le regala il successo (effimero) e che le chiede di creare nei due anni successivi, su suggerimento di Gurlitt, una delle sue opere più importanti: otto litografie che illustrano Les Chansons de Bilitis, raccolta di poesie d'amore lesbiche di Pierre Louÿs.    
Hitler prende il potere e ben presto le opere di Jeanne e di migliaia di altro artisti disturbano i nazisti.  
Nel 1933, in seguito alla sua inclusione in una mostra di artisti femminili a Berlino, le autorità denunciarono i suoi motivi e soggetti come "ebrei" e bandirono le sue litografie. Fino alla fine della guerra praticò una sorta di "emigrazione interiore". Smette di esporre il suo lavoro e si è concentrata sulla pubblicità, sopravvivendo vendendo libri di seconda mano da un carretto a mano e inizia a realizzare disegni di marca cubista.
Dopo la guerra, anche lei si scopre diversa. Rifiuta il figurativo e affonda nella pittura astratta e nel collage aniconico. Dimenticata per 40 anni verrà rivalutata a partire dagli anni '70.





A Berlino, nel 1935
Fata Morgana, Jeanne Mammen. dipinto nato nel 1969 dopo un viaggio in Marocco dove attraversa le montagne dell'Atlante e il Sahara con alcuni amici uno dei quali, colpito da polmonite, rischia di morire. In questo delicato dipinto, Fata Morgana, Mammen mostra e elabora il suo viaggio nel deserto. La pace viene visualizzata nel dipinto attraverso l'esposizione di una mano bianca e un giglio. La "Mano di Fatima" è pensata come un oggetto per tenere lontana la sfortuna nel mondo musulmano. 
La Mano ha anche il segno del mercurio su di esso e combinato con il giglio, si dice che combini armonia tra misticismo islamico e cristianesimo.

Jeanne Mammen, Selbstbildnis (Self-Portrait), undated (ca 1926).


Prostitute, Erichstrasse, Berlin, 1927

domenica 11 febbraio 2018

FANO MESSAN LA SCULTRICE SVANITA NEL NULLA

Luis Buñuel affila il rasoio, guarda la Luna, poi afferra l’occhio sinistro della ragazza, che aspetta immobile con una smorfia che potrebbe addirittura suggerire un sorriso o una attesa. Lo allarga, e mentre una lama lo taglia una nuvola attraversa la Luna. 
Un effetto realistico terrificante per il cinema di allora, e direi anche di oggi, realizzato con un semplice stacco di montaggio e un occhio di un vitello ordinato dal macellaio.
E’ una delle immagine iconiche del ‘900, che con Mario Verdone (padre di Carlo) professore di Linguaggi Cinematografici guardavo sorpreso all’Università a Roma, nelle minuscole stanze di Piazza Indipendenza, quando faceva montare le pizze originali dei film e ci faceva vedere i grandi classici del muto, da Lubitsch a Fritz Lang. 
 
 
 
Quella sequenza, una di quelle quattro o cinque che si pubblicano se parli di cinema d’avanguardia, era la scena clou di Un chien andalou, un cortometraggio del 1929 scritto, prodotto e interpretato da Luis Buñuel e Salvador Dalí, diretto dal solo Buñuel, considerato il film più significativo del periodo del cinema surrealista. Un film apparentemente senza trama, silenzioso, con didascalie fuorvianti, nel quale vediamo la stessa donna sfregiata, attraversare le strade e i luoghi vestita da uomo.
 
 
Ebbene, trent’anni dopo ho scoperto che quella ragazza aveva una storia, ed era un’artista essa stessa, ovviamente dimenticata. Meglio, svanita. Prendete appunti, si chiamava FANO MESSAN, e andava in giro giovanissima, vestita da uomo a Parigi, con i capelli tagliati cortissimi per frequentare le scuole del nudo e i laboratori di scultura, che vedevano di mal occhio la presenza di donne.

Nata nel 1902 Tarbes sui Pirenei francesi, a 16 anni abbandona la Scuola di Belle Arti di Tolosa per tentare la fortuna a Parigi e diventare “uno scultore”. Tanto che anche nella sua foto più conosciuta appare in giacca e cravatta accanto a una delle sue opere "Androgino" esposta al Salon d'Automne nel 1925, mentre nel giornale Le Réveil du Nord viene presentata come "il più giovane scultore del mondo". Merito anche di una moda che deve averle cambiato la vita, Il look a “la Garçonne”, ispirato all’omonimo romanzo di di Victor Margueritte. Quando uscì, nel 1922, questo romanzo di formazione suscitò un tale scandalo che il suo autore, già insignito della Legion d’Onore, fu pregato di restituire l’onorificenza. La garçonne - il cui titolo definiva una categoria umana, le giovani spregiudicate, che passerà alla storia del costume - racconta con un linguaggio esplicito la storia di Monique, ragazza della buona società parigina che, alla vigilia del matrimonio, scopre che il futuro marito ha un’amante. Umiliata, si vendica e decide di prendere in mano il priorio destino. Curiosa di tutto, Monique cercherà occasioni libertine per emanciparsi, proverà esperienze diverse, sia con donne sia con uomini, che considera “strumenti di piacere”. Fano ha 20 anni, e sceglie di essere anche lei padrona del proprio destino, tanto che due anni dopo il giornalista del Chicago Tribune, Lorimer Hammond scrive un articolo intitolato "Al Quartiere Latino è divertente cercare di determinare il sesso di Fano Messan", recensendo la mostra dello scultore a Bellamy Gallery di Chicago. 

 

Questa ragazza dai lineamenti puliti si trova così al centro del mondo artistico senza nemmeno accorgersene, per essere poi espulsa, senza che sappiamo come.
Frequenta Man Ray, che la fotografa spesso, Dalì, Kisling, Foujita, Tristan Tzara e lo stesso Bunuel che gli offre il ruolo di ermafrodita nel suo film surrealista, dopo averla vista nel film L’argent - Une standardiste del 1928.

Le sculture di Fano Messan sono piene di sensibilità senza artifici, linee semplici e armoniose a metà strada da art deco e modernismo dove si sente l’influenza di Maillon. Domina il legno, la pietra, l'avorio o il vetro per dare vita ai suoi soggetti preferiti. Le decorazioni per il Casinò Grand Cercle di Aix-les-Bains e il fregio di "Dance" che adorna le pareti della Sala da Ballo Tabarin in Svizzera.
Celebre anche il doppio ritratto, che lei fa a Kees Van Dongen nel 1929, anno della sua naturalizzazione francese, e che lui ricambia con un delicato dipinto a olio. Kes, olandese, è un omone sanguigno ma era diventato il pittore dell'eleganza parigina. “Il segreto del mio successo?” sciverà “dipingi le donne più sottili e i loro gioielli più grandi”.
Citazione che non si addice al ritratto, nel quale Fano Messan sembra fragile e determinato, lo sguardo profondo e distante nello stesso tempo, la bocca di un rosso acceso leggermente socchiuso gli conferisce un'aria penetrante. Lungamente attaccato al fauvismo, van Dongen posa sulla tela tocchi di colori vivaci e luminosi che contrastano con il bianco della camicetta. La presenza di arancio, verde e rosso, colori così comuni in tutti i suoi ritratti, non impedisce agli occhi della modella di dominare la composizione del nostro lavoro. Questa volta l’ha dipinta com'è senza alcun artificio.

A partire dagli anni ’30 si perde, sparisce, anche se la sua biografia la porterà a vivere ancora tanto e a morire a 96 anni nel 1998 in un piccolo borgo  termale della sua Occitania, Juvignac, che nel 1962 conta solo 182 abitanti prima di crescere grazie al turismo.
 
Fano in una foto di Man Ray 




 
ritratto di Fano di Kes Van Dongen


ritratto di Kes Van Dongen di Fano
 
ritratto di Fano di Kes Van Dongen
Fano in una foto di Man Ray

 



PROSSIMAMENTE. SU OUTSIDERS.

TARQUINIO SINI, CHI? SARDI DI TUTTO IL MONDO, UNITEVI!


 
Tra i Cagliaritani che morirono sotto le bombe del 17 febbraio 1943 c’era anche Tarquinio Sini, uno dei più grandi illustratori italiani degli anni ’30, oggi totalmente dimenticato.

Tarquinio Sini (Sassari, 1891 – Cagliari, 1943) è stato un illustratore e pubblicitario italiano.


Nato a Sassari nel 1891, nel primo Novecento si trasferì con la sua famiglia a Cagliari, dove entrò in contatto con i più importanti artisti della città e intraprese lo studio della grafica. Nel 1910 si trasferì a Torino, ed ebbe inizio così una serie di collaborazioni con testate satiriche come vignettista e un'attività di cartellonista per l'industria cinematografica, che in Italia vide la luce proprio in quegli anni e in quella città, realizzando il poster per Luci della Città di Charlie Chaplin.
Esordì con la vignetta Una bonne inesperta sul giornale Il Pasquino, di cui in seguito diventò direttore. Lavorò anche come sceneggiatore e scenografo sia a Torino che a Roma, ma anche a Milano dove diventerà la matita di Sonzogno.
Spazia dalle illustrazioni satiriche a quelle per l’infanzia, ma anche a una serie di ragazze maliziose di città. Rappresenta nelle sue opere il contrasto fra tradizione e modernità mettendo fianco a fianco disinibite e sofisticate cittadine con timorate desulesine, austere madri di famiglia, tenores e mamuthones.

Muore a Cagliari nel febbraio del '43 all'età di cinquantadue anni, sotto il primo bombardamento su Cagliari, colpito da uno spezzone mentre cercava riparo presso la cripta della chiesa di Santa Restituta, utilizzata come rifugio durante la seconda guerra mondiale.  Sempre nel bombardamento verrà distrutto il suo studio con quasi tutta la sua produzione.