UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Viaggio non scontato tra artisti e visionari da tutto il mondo, molto lontano dai soliti nomi. Non esisterebbero le avanguardie senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie del '900 – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


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mercoledì 22 luglio 2026

EUGENIO ALBERTI SCHATZ. BOLLICINE PER L’ANIMA.

"La poesia è qualcosa da guardare, la pittura è qualcosa da leggere".

 

Se hai fame mangi, se hai sete bevi, se hai esigenze o pulsioni fisiologiche più articolate le pratichi o cerchi di appagarle. È inevitabile. Ma per alcuni, la sete non finisce mai. Come la fame, come la voglia di creare cose che non ci sono. Sono quelle figure che puoi chiamare artisti o creativi che, anche se stanchi, lungo la via, fanno ancora qualche passo per vedere cosa potrebbe esserci dietro l’angolo. E una volta fatto capolino e sbirciato l'orizzonte, trovano le forze per puntare all’angolo successivo. E non riescono a fermarsi.

Da quando lo conosco Eugenio Alberti Schatz avrà scritto una o due dozzine di libri (propri, su commissione, per richiesta degli editori: Einaudi, DeriveApprodi, Skira, Rizzoli, Salani) realizzato centinaia di micro-opere concettuali, curato mostre e talk e organizzato decine di eventi culturali rigorosamente no-profit e a "Budget Zero", in quel di Milano e nelle aree circostanti, o in posti esotici come Cornuda (Treviso) in quel gioiello che si chiama Tipoteca, Museo della stampa e del design tipografico. Insomma, è uno che dà molto prima di prendere come molti intellettuali italiani. Perché, come terzo lavoro, crea connessioni: è lui che mi ha presentato Mario Pischedda, artista multimediale sardo, Alberto Casiraghy, il geniale editore del Pulcino Elefante, Daniele Cima artista calligrafo e amanuense, e mi ha fatto conoscere lo straordinario “Museo della Merda” a Castelbosco creato da Gianantonio Locatelli. Il quarto o quinto lavoro è quello di creativo per eventi, comunicazione, editoria. Ma è del suo ruolo di artista visivo visuale visionario che vorrei parlare.

Nato a Milano da padre italiano e madre russa, la nota poetessa e critica Evelina Schatz, ha compiuto studi di Lettere antiche. È nato bisesto il 29 febbraio 1964, quindi festeggia il compleanno ogni quattro anni (in inglese vengono chiamati Leapers), sarà per questo che salta da una cosa all’altra. 
Eugenio Alberti Schatz
è un autore e artista concettuale che lavora sul confine tra parola, immagine e memoria. Nei suoi progetti la scrittura, a cui non rinuncia per nessuno motivodiventa materia visiva, aggettivazione, dispositivo narrativo. E' la chiave che risolve l'enigma, unendo tra loro  libri d’artista e installazioni capaci di trasformare l’esperienza individuale in racconto collettivo. Le chiama "operine", perché non hanno nè boria, nè presunzione. Sono formazioni neuronali, che avrebbero messo d'accordo Queneau, Cocteau e Man Ray.

  

La sua ricerca attraversa arte, fotografia, editoria e comunicazione, ready made, interrogando il modo in cui costruiamo e conserviamo le storie. E lo fa con un approccio ludico che ti conquista. In un ponte tra l’Italia e la Russia, e Odessa (oggi in Ucraina), città natale di sua madre.

Esemplare la mostra che ha organizzato nella sua cascina vuota a Chiaravalle, la settimana prima di abbandonarla per sempre. Un’esplosione di idee, spunti e creatività che popolavano ogni stanza, su due piani. Quadri, etichette che davano un senso diverso agli oggetti, composizioni materiche. Un tagliere diventa superfice visiva, a cui un titolo dona un significato. Un’etichettatrice anni ottanta compone un titolo rivelatore. Non so neanche come definire questo approccio, che vola leggero, che suggerisce giochi di parole, che cita senza mai spocchia. Un approccio che ricorda Dada, il Movimento Ecotico (da Eco, ovviamente), Fluxus, la poesia visiva. Che "ricorda" ma non imita, e che gli permette di esprimersi in totale autonomia.

In cosa dedichiamo un momento di attenzione al progetto NON LIBRI interventi su testi importanti, effettuati su edizioni storiche. Una sosta in un percorso che si riserverà, come sempre, ulteriori sorprese-

La vita è così breve e così priva di senso che produrre “bollicine per l’anima” è forse la cosa migliore che oggi si possa fare. Grazie Eugenio

 
 

Eugenio Alberti a sinistra con Alberto Casiraghy (al centro) e Alfredo Accatino

 


Evelina Schatz, intervista 2018
 

Giulia Accatino, Eugenio Alberti, Alfredo Accatino



Non-libri.
Testo di Giulia Brivio
I libri possono reggere molte dimensioni, come pilastri di un tempio antico e futuro, ed Eugenio Alberti Schatz è capace di vedere quelle dimensioni e di far compiere ai libri viaggi ultra-dimensionali. I volumi della leggendaria BMM Biblioteca Moderna Mondadori, recuperati dalla casa di campagna di un editore italiano di talento dopo la sua scomparsa, vengono tagliati, inchiodati, trafitti, bruciati, ingabbiati e poi appesi. Mostrati. Perché affrontare fisicamente un libro e chiuderlo per sempre – o quasi? Alcuni attacchi alle copertine sembrano violenti e decisivi, ma sono anche segnali che riportano l’attenzione su questi oggetti rituali, speciali, che sono i libri. Eugenio fa urlare i libri, li fa divertire, li fa annegare, li rianima. Vincenzo Agnetti rimuoveva la parte centrale del libro (Libro dimenticato a memoria), Emilio Isgrò cancellava le parole all’interno dei volumi della Costituzione, Dieter Roth insaccava le pagine come salami (Literaturwurst), diversi artisti hanno amato i libri fino a distruggerli, cancellarli, trasformarli in non-libri. Il mio primo pensiero nel vedere un libro tagliato in sei parti è stato: “Che bello! Ma povero libro.”Per lavoro e per passione costruisco libri d’artista e cerco sempre di racchiudere immaginari inesplorati dentro alle copertine in modo che i lettori possano immergersi n realtà diverse, che seguano traiettorie narrative insolite. Ci ripenso e, a dire il vero, è proprio quello che fanno anche i non-libri di Eugenio: si ribellano alla passività, all’oblio. A traiettorie prestabilite.


FOTO NON LIBRI E QUI SOTTO LA SPIEGAZIONE DEL PROGETTO



 


 



 

 


 

 

 

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