UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Viaggio non scontato tra artisti e visionari da tutto il mondo, molto lontano dai soliti nomi. Non esisterebbero le avanguardie senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie del '900 – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


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venerdì 19 settembre 2014

BABOUSHKA. LE GUARDIANE DEI MUSEI RUSSI.

Baboushka: Le guardiane dei musei russi.  Osservarle, è quasi sempre meglio delle opere alle loro spalle (a patto che dietro a loro non ci sia Malevič...). 
E' una performance immobile, continua, quasi una preghiera. Madonne di carne.
Una successione di ritratti che ti toglie il fiato, che vale molto più del biglietto. Quasi un Vermeer. Queste le foto che ho scattato a San Pietroburgo e a Mosca. 
Guardatele una ad una. Come un rosario. 





 


martedì 2 settembre 2014

FUTURISMO E LIBERAZIONE SESSUALE

Copertina di Ardengo Soffici
Fatevene una ragione, eh, sì... Anche la liberazione sessuale passa dal Futurismo, dimostrando come arte e vita, in fondo, non siano cose così distanti. E come il futurismo sia una fesseria che contiene tutte le verità del mondo.
Il Manifesto futurista della Lussuria di Valentine de Saint-Pont del 1918 (qui trovate la versione digitale http://www.classicitaliani.it/futurismo/manifesti/futurista_lussuria.htm) aveva suscitato scandalo perché per la prima volta una donna (nata addirittura nel 1875, modella, artista) rivendicava il diritto al sesso su un piano di assoluta uguaglianza rispetto al maschio, altro che i salottini delle suffragette. 



Come analizza il blog Toccare le Idee “…non era solo una lotta sul piano astratto del diritto ma della vita quotidiana, del privato che doveva essere cambiato prima del pubblico, una conquista rivoluzionaria che sarà degli anni '70…
Italo Tavolato, che non si considerava futurista ma che appartiene al mondo dell'avanguardia internazionale, quella che si ritrovava a Capri nella casa di Gilbert Clavel, aperta a tutti i gusti in fatto di droghe e di sesso, partendo dal manifesto di Valentine de Saint-Pont, fa dell'eros il centro della sua attività di scrittore fino a tentare di produrre una rivista specializzata: EROS.
Ne uscirà soltanto un numero, guarda caso a Capri, nel 1918, interamente redatto da lui. Tornando al 1913: in maggio Tavolato pubblica un altro articolo: «Elogio della prostituzione», LACERBA, Anno I n. 9, 1 maggio 1913, per il quale verrà processato e condannato per oltraggio al pudore.


Ma il libro incredibile che fa il punto della situazione, una delle cose più geniali che fosse possibile scrivere a quell'epoca è Contro la morale sessuale, (Firenze, Gonnelli, 1913). Già la copertina è un programma: la composizione tipografica del titolo è opera di Ardengo Soffici: un urlo liberatorio ma anche una perfetta applicazione del metodo futurista di sconcertare e attirare l'attenzione.
Cosa c'è di geniale in questo opuscolo di 24 pagine?
Innanzitutto è il primo in cui il sesso sia posto al centro della questione sociale, non dal punto di vista della riproduzione ma del desiderio e del piacere. Poi c'è la lettura di Sigmund Freud e la perfetta comprensione della teoria della libido applicata alla società andando oltre e anticipando le teorie che Wilhelm Reich svilupperà negli anni Trenta:
Sessualità è la relazione vitale di tutto il nostro essere con l’universo. La relazione felice ci rende elastici e forti; la capacità di esprimerla ci rende artisti. Ai moralisti, invece, l’universo sensibile non risponde. La povera morale si deve rassegnare a trampellar la sua vita in grazia d’una sessualità clandestina, che si soddisfa con insensatezze, amando vuoi iddio, vuoi l’umanità. (pag. 23).

Se ne conoscono due edizioni: la prima con titolo in rosso mattone su fondo arancio, la seconda con titolo in nero su fondo giallo e la menzione di “seconda edizione”, ma in realtà si tratta della prima edizione ricopertinata. Interessante è che la copertina della seconda edizione sia modificata rispetto alla prima, al fine di comporre un quadrato perfetto. Si può comprare in rete intorno ai 600/700 euro.




E che ne succede di Valentine de Saint-Pont, artista e modella? Inesauribile, negli anni Venti la Saint-Point sognò di fondare in Corsica un centro per gli intellettuali di tutto il mondo, il Tempio dello Spirito.
"Poi si trasferì in Egitto,scopre la politica e anticiperà generazioni intere di antiimperialisti, si batté per unire i popoli, contro il colonialismo e per il libero scambio. Partecipò, per esempio, alle attività della Al-Rabita Al-Sharqiyya, la Lega orientale, un’organizzazione fondata in Egitto per unire i popoli colonizzati. Fece anche sua la causa del nazionalismo arabo e pubblicò un nuovo manifesto, Le Phoenix. Negli ultimi tempi andò a vivere al Cairo, si convertì al sufismo e si fece chiamare Raouhya Nour el Dine che vuole dire Luce spirituale della religione. Tentò anche di spingere le donne musulmane verso un “femminismo orientale”, che rispettasse cioè la loro tradizione: l’idea suscitò le ire delle femministe egiziane, allora più interessate a quanto accadeva in Europa e pronte a gettare il velo alle ortiche. Risultato di tutte queste battaglie? Il disprezzo dei francesi e la diffidenza dei musulmani. Muore, dimenticata da tutti, a tutti sopravvissuta, ma  sempre più affascinata dal deserto il 28 Marzo 1953 a Il Cairo.

Dice, fa… “Tutto qui?”. Sì. Tutto qui.
 

Thayaht (Ernesto Michahelles) nudo maschile


Umberto Bccioni - Nudo simultaneo (19159


domenica 3 agosto 2014

AUGUST SANDER. FERMARE IL TEMPO. FOTOGRAFIA TRA ESPRESSIONISMO E NUOVA OGGETTIVITA'. OVVERO IL CENSIMENTO DEGLI UMANI.


  

"Un atlante su cui esercitarsi”. Con queste parole, nelle pagine finali della sua Piccola storia della fotografia Walter Benjamin sintetizza la propria interpretazione di Menschen des 20. Jahrhunderts (Uomini del XX secolo), l’ampio progetto a cui il fotografo tedesco August Sander aveva iniziato a lavorare sin dagli anni Dieci e che sarebbe rimasto incompiuto: il catalogo degli essere umani del proprio tempo.




Sander (1876-1964) era figlio di un carpentiere che lavorava nell'industria mineraria. Mentre lavorava in una miniera locale, Sander imparò i primi rudimenti della fotografia assistendo un fotografo che stava lavorando per la compagnia mineraria. Col supporto finanziario di suo zio comprò l'attrezzatura fotografica e allestì una sua camera oscura. Svolse il servizio militare come assistente di un fotografo, e gli anni successivi viaggiò attraverso la Germania. Nel 1901 iniziò a lavorare per uno studio fotografico a Linz, diventandone prima socio (1902) e poi unico proprietario. Nel 1910 lasciò Graz e aprì un nuovo studio a Colonia. 
Nei primi anni venti Sander si unì al "Gruppo degli Artisti Progressivi" di Colonia e cominciò a pianificare un catalogo della società contemporanea attraverso una serie di ritratti. Nel 1925, in una lettera a Erich Stenger luglio, Sander aveva formulato il proposito di realizzare un’opera che proponesse "una sezione dell’epoca presente", tramite una fotografia che, con la sua "fedeltà assoluta", avrebbe consentito di elaborare "una psicologia veridica della nostra epoca e del nostro popolo": inquadrature prevalentemente frontali, sguardo in macchina, sfondi neutri, staticità dei corpi dovuta anche alla scelta di lunghi tempi di esposizione per aumentare la resa dei dettagli, e in generale la ricerca di pose tipiche capaci di rivelare nel modo più chiaro possibile la professione e la collocazione sociale dei soggetti fotografati.

Il primo libro di Sander Face of our Time fu pubblicato nel 1929. Contiene una selezione di 60 ritratti tratti dalla serie People of the Twentieth Century (Ritratti del Ventesimo Secolo). Sotto il regime nazista, il suo lavoro e la sua vita personale furono pesantemente limitati. Suo figlio Erich, che era un membro del partito di sinistra Socialist Workers' Party (SAP), fu arrestato nel 1934 e condannato a 10 anni di prigione, dove morì nel 1944. Il libro di Sander Face of our Time fu sequestrato nel 1936 e le lastre furono distrutte, in quanto l'uomo proposto dal fotografo non corrispondeva al modello proposto dal regime nazista: l'ariano era uguale all'ebreo o all'omosessuale. Non solo ma dopo aver esplorato le professioni in 7 gruppi aveva aggiunto ulteriori sotto-sezioni intitolate Prigioneri politici, Perseguitati e Lavoratori immigrati, che dimostreranno la decisione di Sander di rendere visibili nella propria opera le drammatiche ferite sociali provocate dal nazismo.

Quando esplose la seconda guerra mondiale lasciò Colonia e si trasferì in campagna, permettendo così di salvare la maggior parte dei suoi negativi. Il suo studio fu distrutto nel 1944 durante un bombardamento.


giovedì 3 luglio 2014

TOLOUSE-LAUTREC: IL MAESTRO FA LA CACCA.


Nel 1898, Maurice Joyant fotografa in sequenza un amico d'infanzia che ride divertito e defeca sulla spiaggia. Le foto sarebbero state ben presto dimenticate, se l'amico di Joyant non fosse stato Henri de Toulouse-Lautrec, il pittore acclamato, l’artista maledetto. Il “nano”.
La loro intenzione sarebbe stata quella di farne cartoline spiritose da distribuire agli amici in un misto di goliardia e egocentrismo una volta tornati a Parigi. Forse un'idea buttata lì, solo per farsi un'altra risata.

Comunque sia, queste foto rimangono la prima testimonianza fotografica di una celebrità che si comporta in maniera bizzarra e sconveniente, 110 anni prima di FB, divenendo di fatto una pietra miliare nella comunicazione social. Ma come nel perfetto stile FB la realtà è molto più triste e le immagini preludono la tragica fine dell'artista.



In quel momento la carriera di Lautrec sta iniziando una lenta parabola in discesa. All'inizio di quell'anno, Joyant egli stesso gallerista, aveva organizzato un one-man show di Lautrec, ma lo spettacolo era stato praticamente un fallimento. Alcolismo, malattie veneree stanno ora turbinando intorno al pittore, che è stato costretto a vivere con la sua famiglia alto-borghese, che disapprovava i suoi soggetti osé, la sua vita e i suoi amici, Tanto che suo zio ha dato fuoco pochi giorni prima ad alcune delle sue tele.
Per distrarlo, Joyant gli propone di accompagnarlo in una breve crociera per il fine settimana, dalla Francia all’Inghilterra.
E’ sulla spiaggia di Le Crotoy nella baia de la Somme
che sono state scattate le foto. Un anno dopo Toulouse-Lautrec sarà ricoverato in manicomio, tre anni dopo, morirà, nel 1901 per le complicazioni causate da alcolismo e la sifilide.

spiaggia di Le Crotoy
Maurice Joyant

Vittorio Sgarbi
Cattelan

Cane che defeca. Adriano Cecioni, 1886


martedì 1 luglio 2014

L'IDEA NON E' TUTTO.... DALI' E DISNEY



C’è un tipo che 50 anni prima di Warhol amava definirsi genio. Si chiamava Salvador Dalì, e basta leggere il suo "Diario di un genio" per sprofondare in sogni, intuizioni, deliri. Gli stessi che portò nel cinema, collaborando con Buñuel e con Alfred Hitchcock. 
Successe così, che nel 1945, all'apice del successo artistico e anche della approvazione popolare ebbe l’idea di dare vita a un cartone animato per Disney. O forse fu il contrario, visto che "Fantasia" era stato un grandissimo successo e il pubblico americano si dimostrava molto sensibile a prodotti con aurea culturale o pseudotale. Si trattava in effetti di un progetto molto innovativo per l’epoca, per il quale sviluppò disegni e bozzetti in collaborazione con John Hench. Poi, la cosa, per motivi economici si arenò.
 
L’idea, rimasta sepolto decenni, venne ripresa da R. E. Disney, nipote del fondatore, che ne affidò la regia all'animatore francese Dominique Monfrey, convinto di dare vita a un capolavoro. Un team di 25 animatori si diede da fare per decifrare gli storyboard criptici di Dalí, e nel 2003, con l’aiuto della computer grafica, vide la luce “Destino”: il primo cartone animato surrealista, realizzato 60 anni dopo. Giudicate voi il risultato. 




Perché scrivo questo? 
Per dire che l’idea non è tutto. E che non basta inviare via mail il bozzetto della Battaglia di Anghiari per sperare nel miracolo. E che il genio si esprime non solo nella progettazione. Ma anche nell’esecuzione. Con la capacità che ha la mente di evolvere e affinare un pensiero, ogni giorno, quando si lavora in maniera concreta su un progetto. Come dimostrano i pentimenti, di tanti artisti del passato, Antonello da Messina in primis, o le mille stesure di romanzi.
Così un’idea, anche geniale, richiede non solo un controllo continuo sulla fase realizzativa del suo autore. Ma anche il rispetto della contemporaneità di visione, per evitare anacronismi e scivolate di gusto, magari ingigantite dalle nuove tecnologie. Perché le idee sono figlie del proprio tempo. Di chi le ha pensate. Di chi ci ha lavorato sopra.