UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Viaggio non scontato tra artisti e visionari da tutto il mondo, molto lontano dai soliti nomi. Non esisterebbero le avanguardie senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie del '900 – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


Seguiteci anche ogni mese su ARTeDOSSIER
https://www.facebook.com/museoimmaginario.museoimmaginario

https://www.facebook.com/Il-Museo-Immaginario-di-Allfredo-Accatino-487467594604391/




sabato 21 luglio 2018

EROS SARDO, BERNARDINO PALAZZI

Nasce a Nuoro dal pesarese Francesco e da Pasqualina Siotto di Orani e a otto anni inzia a dipingere incoraggiato dalla madre. Dopo i primi studi a Nuoro e a Sassari, andò a Roma per studiare arte, continuando poi a Firenze e a Padova. E tutta la sua produzione verrà realizzata lontano dai temi culturali isolani. Tema centrale è sicuramente la donna, di cui, come scrive, è pazzo in ogni sua forma.
Le sue prime esposizioni a Venezia, intorno al 1925, raccolsero positivi giudizi della critica e nel 1928 venne invitato alla biennale. Nel 1929 si stabilì a Milano e qui entrò in contatto con il gruppo di via Bagutta che ritrasse nel suo quadro più famoso, un olio su tela di cm 155 x 250, esposto alla XX Biennale di Venezia e conservato nella Galleria comunale d’Arte Moderna di Milano. Nel 1946, finita la guerra, sposò la modella Maray Abbove benché la sua fama si andasse oscurando, continuò a lavorare e a esporre con discreto successo. Nel 1961 illustrò, con 320 disegni a pastello, la Storia della mia vita di Giacomo Casanova e nel 1970, con 40 tavole a tempera, la Gerusalemme liberata di Torquato Tasso. Colpito da un ictus nel 1985, morì l'anno seguente all'età di settantanove anni.



martedì 17 luglio 2018

Yannis Tsarouchis, la Grecia che non ti aspetti


Tsarouchis (1910-1989), è un gran bel pittore, gloria nazionale, velato di un erotismo omosessuale che ritorna nei ritratti virili e sensuali di marinai e soldati.

Nato nel Pireo, ha studiato alla Scuola di Belle Arti di Atene (1929-1935). Studente di Photios Kontoglou, che lo introdusse all'iconografia bizantina, e con Dimitris Pikionis, Kontoglou e Angeliki Hatzimichali guidò il movimento per l'introduzione della tradizione greca nella pittura.

 
Dal 1935 al 1936 visitò Istanbul, Parigi e l'Italia. Venne in contatto con l'arte rinascimentale e l'impressionismo e incontrato artisti influenti come Henri Matisse e Alberto Giacometti.
Ritorna in Grecia nel 1936 e due anni dopo realizza la sua prima mostra personale ad Atene. In seguito combatté nella guerra greco-italiana nel 1940. Nel 1949, con altri artisti fondò il gruppo artistico "Armos". Nel 1951 fece mostre a Parigi e Londra. Nel 1958 ha partecipato alla Biennale di Venezia. Nel 1967 si trasferì a Parigi. Muore ad Atene.







sabato 30 giugno 2018

QUELL’INSOSTENIBILE SENSO ESTETICO DELLE FORZE DELL’ORDINE

Adoro i nomi delle operazioni di Polizia e Carabinieri. Operazione Nemo, Exodus, Polifemo, Branco, Hermes, Samba. A volte trasformate in logo nei TG regionali. Mentre GdF o PS mostrano i sequestri o le armi ritrovate a casa del sospettato, dove a volte si vede il coltello da arrosto o la lancia africana. Mi immagino la sistematica organizzazione del materiale, le banconote aperte a ventaglio, del più creativo ed esperto del team: "lasciate fare a me...". 
E poi, come tag social, come la lancia della tribù indiana conficcata nel tronco, come simbolo di vittoria e firma dell'azione, la paletta o la pettorina, con il nome del corpo.
Non è un giudizio, la mia, è una confessione…




Henri Gaudier, un vortice di creatività durato solo 5 anni.

Il pittore e scultore francese Henri Gaudier-Brezska si arruolò nell’esercito francese  e morì combattendo a soli ventitré anni, il 5 giugno 1915 a Neuville St. Vaast, Nord Calais, lasciando una storia di soli 5 anni di grandi realizzazioni.

Esponente del Vorticismo movimento culturale sviluppatosi nel 1913, che nella raffigurazione di forme a vortice, per molti aspetti influenzato dal futurismo, esprimeva l’idea d’energia, inserendo nella pittura movimento e dinamismo.
L’artista visse e lavorò in Bretagna, condividendo il modernismo radicale dei suoi amici Ezra Pound e Jacob Epstein. Prese il cognome  della sua fidanzata, la scrittrice polacca Sophie Brzeska.

Partito per la guerra, fece giungere ai suoi colleghi vorticisti le proprie riflessioni dalle trincee, che vennero pubblicate sul secondo e ultimo numero della loro rivista-manifesto Blast, nel luglio del 1915, quando lo scultore era già morto da due mesi.






Ecco l’articolo, tradotto da Nicola Zotti che ha identificato come nel suo scritto Gaudier-Brzeska intreccia indissolubilmente la sua vicenda artistica con quella umana e bellica: sono inseparabili, come inseparabili sono le civiltà dai conflitti in cui sono coinvolte.



Vortex Gaudier-Brzeska (scritto dalle trincee) sul primo numero della rivista Blast.



HO COMBATTUTO PER DUE MESI  e posso ora misuare l’intensità della vita.

MASSE UMANE brulicano e muovono, sono distrutte e crescono ancora.

CAVALLI sono consumati in tre settimane, muoiono lungo il lato della strada.

CANI vagano, sono distrutti, e altri vengono.

CON TUTTA LA DISTRUZIONE che lavora attorno a noi, NULLA E’ CAMBIATO, NEPPURE SUPERFICIALMENTE. LA VITA HA LA STESSA FORZA, E’ L’AGENTE MOTORE CHE PERMETTE AL PICCOLO INDIVIDUO DI ASSERIRE SE STESSO.

L’ESPLODERE DEI PROIETTILI, i colpi di fucileria, reticolati, proiettori, motori, il caos della battaglia, ALLA FINE NON MODIFICA i profili della collina che stiamo assediando. Una compagnia di PERNICI razzola di fronte alla nostra trincea.

SAREBBE INSENSATO CERCARE EMOZIONI ARTISTICHE TRA QUESTE PICCOLE NOSTRE OPERE.

QUESTO SPREGEVOLE MECCANISMO CHE FUNGE DA PURGA PER UN’UMANITA’ SOVRABBONDANTE.

QUESTA GUERRA E’ UN GRANDE RIMEDIO.

NELL’INDIVIDUO ESSA UCCIDE ARROGANZA, AUTOSTIMA, ORGOGLIO.

ESSA SOTTRAE ALLE MASSE NUMERI DI UNITA’ SUPERFLUE, LE CUI ATTIVITA’ ECONOMICHE SONO NOCIVE, COME LE RECENTI CRISI COMMERCIALI CI HANNO DIMOSTRATO.

LE MIE OPINIONI SULLA SCULTURA RIMANGONO ASSOLUTAMENTE LE STESSE.

E’ IL VORTICE DEL VOLERE, DELLA DECISIONE, CHE COMINCIA.

TRARRO’ LE MIE EMOZIONI ESCLUSIVAMENTE DALLA DISPOSIZIONE DELLE SUPERFICI, presenterò le mie emozioni come DISPOSIZIONE DELLE MIE SUPERFICI, I PIANI E LE LINEE DALLE QUALI SONO DEFINITI.

Come questa collina dove i tedeschi sono così solidamente trincerati mi dà una sensazione fastidiosa, semplicemente perché i suoi dolci pendii sono rotti dalle opere campali. che lanciano lunghe ombre al tramonto. Allo stesso modo io riceverò sensazioni, di qualsiasivoglia definizione, da una statua, A SECONDA DEI SUOI PENDII, modificata all’infinito.

Ho fatto un esperimento. Due giorni fa ho strappato ad un nemico il fucile Mauser. La sua pesante ed ingombrante forma mi ha sommerso con una potente immagine di brutalità.

Per lungo tempo sono rimasto in dubbio se mi piacesse oppure no.

Ho deciso che non mi piaceva.

Ho spaccato il calcio e con il mio coltello l’ho scolpito in una forma attraverso la quale ho tentato di esprimere un più gentile ordine di cose, che io preferivo.

MA VOGLIO SOTTOLINEARE che LA MIA SCULTURA ha ricevuto il suo effetto (così come l’aveva il fucile) da un'assai semplice composizione di linee e piani.

(In calce al testo, compariva questo trafiletto)

Mort pur la patrie

Henri Gaudier-Brzeska: dopo mesi di combattimenti e due promozioni per merito, Henri Gaudier-Brzeska fu ucciso durante una carica a Neuville St. Vaast, il 5 giugno 1915.

ritratto di Ezra Pound




autoritratto


-->

giovedì 19 aprile 2018

AMIGHETTO AMIGHETTI. Il novecentista


Amighetto Amighetti (1902-1930) autore della corrente del “Novecento”, morto ventottenne, e subito dimenticato
Artista artista ligure ma di Poggio a Caiano (PO) di adozione (essendovi nati sia il padre sia la madre), precoce e di talento - come si legge nel catalogo della mostra che dopo 90 anni lo ha ripresentato - Amighetti stupisce per la personalità e la tecnica pittorica padroneggiata già da giovanissimo. La critica più avveduta e sensibile che comprende l’intensità della sua arte, la sua tecnica innovativa e il suo desiderio di modernizzazione, lo incoraggia fin dalle prime esposizioni del 1924 a Genova. 




Nel 1925 si sposa con Angiolina Rivara e inizia a frequentare in Toscana il maestro Felice Carena, insegnante all’Accademia di Belle Arti di Firenze, con il quale imbastisce un rapporto destinato a durare negli anni a venire. Carena diventa infatti per Amighetti un fondamentale punto di riferimento per la sua produzione artistica, a cui si ispirerà costantemente fino alla fine dei suoi giorni. Benché non siano note prove documentarie, sembra che il giovane entri in contatto anche con Ardengo Soffici nella sua abitazione delle Fornaci a Poggio a Caiano, poco distante dalla villa di Loretino dove il pittore continua periodicamente a soggiornare.
Nel 1926 gli nasce la figlia Lucilla. In un breve volgere di anni inizia ad esporre dividendosi tra mostre pubbliche e gallerie d’arte, da Genova a Milano, da Firenze a Venezia, dove nel 1928 è presente alla XVI Biennale d’Arte. L’amministrazione comunale della sua città acquista diverse sue opere per la collezione municipale. Nel 1930 partecipa di nuovo alla Biennale di Venezia. Il 23 agosto di quell’anno muore a Genova dopo una breve malattia. Viene sepolto nel cimitero di Poggio a Caiano, dove oltre a lui riposano gli artisti Ardengo Soffici e Armando Spadini.






-->

sabato 24 marzo 2018

L'INFERNO DI ESSERE FIGLI - Pegeen Vail Guggenheim

Quando tua madre è Peggy Guggenheim, il tuo patrigno è Max Ernst, vedi Pollock pisciare nel caminetto, sposi Jean Helion, e passi la vita nella depressione, inspiegabile per gli altri, visto che è bella, miliardaria, non puoi che dipingere così. Dipinti quasi infantili, che forse rivelano la voglia di dipingere al di là del talento, che sembrano allegri, ma che in realtà sono cupi e disperati. Scorre tutta la sua vita, la madre, i suoi amanti, i mariti di Pegeen,  figli. Un percorso nella propria vita che si bagna di surrealismo, ma che in realtà è fortemente psicoanalitica. Temi che appaiono una ricerca, da parte di Pegeen Vail Guggenheim, di una vita familiare stabile.
Raymond Queneau scrisse questa introduzione: «Il mondo che Pegeen crea è in un certo senso più autentico del mondo reale, perché sembra più vicino al paradiso terrestre. Nessuna consapevolezza macchia i colori o pesa sulle figure. Dopo la cacciata, Adamo con il suo cuore puro tracciò una rappresentazione perfetta di un bisonte vendicativo sulle pareti nascoste di una caverna. Cosa stava facendo Eva? Probabilmente ascoltando le urla che la davano peccatrice. Ma qui, come dice Prévert: 'Dio è stato cacciato dal paradiso terrestre' ed è 'la nuova stagione'. 'Un terreno fertile – una luna bambina – un mare ospitale – un sole sorridente – al limite delle acque – ragazze che incarnano lo spirito del tempo.' Pegeen Hélion appartiene a questa razza di 'bambini d'ambrosia'


Pegeen Vail Guggenheim nata in Svizzera, nel 1925 – morirà a Parigi nel 1967 a 42 anni per overdose di farmaci antidepressivi. Era l’unica figlia della famosa collezionista d'arte Peggy Guggenheim e dello scrittore Laurence Vail e nipote di Benjamin Guggenheim, che era morto a bordo del Titanic nel 1912.
Pegeen trascorse l'infanzia tra Francia e Inghilterra e nel 1941 si reca negli Stati Uniti insieme alla madre Peggy Guggenheim e Max Ernst, che sarebbe poi diventato suo patrigno dal 1941 al 1946. In America, studiò presso il prestigioso Finch College, incontra il pittore francese astratto Jean Hélion che sposerà a New York nel 1946. La coppia si trasferì a Parigi dove ebbero tre figli. Quando la coppia divorziò nel 1956, Pegeen lasciò Parigi con il figlio più piccolo, Nicolas, andando a vivere con la madre a Venezia.
Nel 1957, Pegeen incontrò il pittore inglese Ralph Rumney, uno dei fondatori, insieme a Guy Debord e Piero Simondo, dell'Internazionale Situazionista.P egeen sposò Ralph Rumney nel 1958 e diede alla luce il suo quarto figlio, Sandro, nello stesso anno. Nel 1959, la coppia si spostò a Parigi, dove visse sino alla morte.
Peggy Guggenheim fu informata della morte di sua figlia Pegeen da un telegramma durante un viaggio in Messico. Nella sua autobiografia, Peggy Guggenheim scrisse: "(questo era in Messico) venni informato della terribile notizia della morte di mia figlia, la mia cara Pegeen che era per me una madre, un'amica e una sorella…”



Come artista fu totalmente dimenticata, e recentemente i suoi figli hanno organizzato una mostra presso la Fondazione Guggenhein di Venezia, dove aveva vissuto.
Aveva conosciuto e frequentato tutti i più grandi artisti del proprio tempo e i suoi dipinti combinano due diversi tipi di pittura: quella surrealista e quella naif. Pegeen fu ispirata nei suoi lavori dagli artisti surrealisti che l'avevano circondata durante l'infanzia, inclusi Yves Tanguy, con cui scambiò alcuni dipinti, e Max Ernst.  




PEGGY

BAMBINA MALATA. IL QUADRO DISPERATO. Christian Krohg


 

Avrà una decina di anni ed è seduta su una poltrona di legno imbottita per alleviare la lunga degenza. Ha in mano una rosa, i cui petali si sfogliano sulla coperta, ricordando lo sfuggire inesorabile della vita. In realtà potrebbe essere lei stessa che, giocandoci, per ingannare il tempo, ha finito per distruggerla. Ma non è quello che ti viene da immaginare.

La sua pelle è bianca, livida, con rifrazioni simili a quelle del lenzuolo. Le dita della mano sembrano addirittura grigie, e raccontano, con dettagli clinici, uno stato d’animo.

È seduta ma appare racchiusa da un’inquadratura che la racchiude senza raccontare o svelare nulla della stanza, e che si stringe intorno a lei come un feretro.

Gli occhi sono una domanda che non aspetta risposta.

Ti guardano, e leggi un terrore sopito, una rassegnazione che ha ancora dentro di sé il fuoco della ribellione.

Questa tela è opera di Christian Krohg (Oslo, 1852 – Oslo, 1925) un pittore, scrittore, giornalista e viaggiatore norvegese noto anche per essere stato a Parigi il leader dei bohémien scandinavi e una figura di riferimento per tutta la comunità.

Un’artista quasi sconosciuto in Italia, ma anche nel resto dell’Europa, a cui darà grande risalto la mostra "Christian Krohg. Il popolo del Nord" a cura di Servane Dargnies De Vitry che si terrà al Musée d'Orsay a Parigi dal 25 marzo al 27 luglio 2025.

Il quadro che vi ho appena mostrato ebbe un’enorme influenza su Edvard Munch che aveva perso a cinque anni la madre di tubercolosi e ne aveva quattordici quando la sorella Sophie, quindicenne, sarebbe morta per la stessa malattia dopo una straziante agonia.

Un destino comune in quegli anni a quello del 40% dei bambini sino ai 5 anni, percentuale che solo all’inizio del 900 avrebbe iniziato a decrescere.

In questa tela Munch ritrova le radici del proprio malessere e, forse, la motivazione che lo porta a dipingere. Scrive, infatti la genesi del suo quadro Bambina malata (Det syke barn): “Quando vidi la bambina malata per la prima volta – la testa pallida con i vividi capelli rossi contro il bianco cuscino – ebbi un’impressione che scomparve quando mi misi al lavoro. Ho ridipinto questo quadro molte volte durante l’anno – l’ho raschiato, l’ho diluito con la trementina – ho cercato parecchie volte di ritrovare la prima impressione – la pelle trasparente, pallida contro la tela – la bocca tremante – le mani tremanti. Avevo curato troppo la sedia e il bicchiere, ciò distraeva dalla testa. Guardando superficialmente il quadro vedevo soltanto il bicchiere e attorno. Dovevo levare tutto? No, serviva ad accentuare e dare profondità alla testa. Ho raschiato attorno a metà, ma ho lasciato della materia. Ho scoperto così che le mie ciglia partecipavano alla mia impressione. […] Finalmente smisi, sfinito – avevo raggiunto la prima impressione».

Christian Krohg, membro di una famiglia benestante e influente di Oslo è considerato il più autentico pittore politico scandinavo del XIX sec., vicino al movimento studentesco liberale e di sinistra, convinto che “lo scopo dell'arte è quello di rappresentare la propria epoca in modo veritiero e scomodo”, tema che proseguirà anche attraverso la letteratura con il romanzo Albertine che tratta il tema della prostituzione a Christiania negli anni Ottanta di cui realizzerà anche una serie di quadri e disegni.

Nelle sue opere sembra così far vivere il naturalismo e l’impressionismo, elevando anche le persone umili, gli ultimi, le prostitute, i senza tetto, i pescatori a giornato a un ruolo quasi epico.

 

Come avveniva tradizionalmente per i giovani artisti scandinavi Christian si era formato per cinque anni nelle tecniche pittoriche in Germania, prima di trasferirsi nella penisola danese di Skagen nel 1879 – interagendo con la celebre colonia di pittori residenti – per poi trascorrere diversi periodi a Parigi, dove scopre Courbet e dove frequenta Manet, insegnando per alcuni anni all'Académie Colarossi.

Krohg decide infine di concludere la sua carriera artistica in Norvegia. Si sposa, ha un figlio e ricoprirà l’incarico di direttore dell'Accademia di Belle Arti di Oslo fino alla sua morte, avvenuta nel 1925.

Negli ultimi anni, quasi come un’ossessione, dipinse cinquanta volte il proprio autoritratto.

Non sono riuscito a trovare il nome della bambina.



 La fanciulla malata, anche noto come Bambina malata (Det syke barn) è il nome dato a una serie di dipinti a olio su tela (85,5x121 cm) realizzati dal pittore norvegese Edvard Munch tra il 1885 e il 1927




-->

sabato 17 marzo 2018

Carlo Barbieri. 100 lire e una piscina per morire.

In tutta la sua vita Carlo Barbieri, pittore pugliese, ha venduto una sola opera, a 100 lire, ed è morto proprio a causa di questo. Giovanissimo, ha vissuto come ha potuto, facendo il decoratore e l’illlustratore per sbarcare il lunario.
E’ in questa veste che mentre si trova a Roma presso il Foro Mussolini muore affogato a 27 anni per aver battuto il capo sul fondo della piscina del Foro Italico (all'epoca Stadio Mussolini), dove ora si disputano i campionati del mondo, ma che una volta veniva usato anche dalla povera gente. Stava festeggiando la vendita del suo primo quadro, compiendo un tuffo esagerato, classico di quelli che non conoscono bene le piscine,
La rivista "il Selvaggio" gli dedicò un numero intero della rivista, grazie Mino Maccari.


Carlo Barbieri nac­que a San Cesario di Lecce il 23 otto­bre 1910. Insieme ai fratelli Fran­cesco e Ugo, Carlo trascorse la sua giovinezza a Lecce, quando il padre fu assunto come impiegato al dazio. In questo periodo frequentò, in­sieme al fratello Francesco, il laboratorio di arte applicata di Ariosto Ammassari, da poco costituito a Lecce. Dopo aver frequentato le scuole locali ed aver appreso dalla madre i primi elementi di disegno, nel 1922 Carlo, incoraggiato da Geremia Re (1894-1950), si trasferì a Roma.
Nonostante l’ambizione di seguire i corsi di pittura presso l’Accademia, Barbieri preferì dipingere e disegnare fuori dall’ambito accademico. Il suo interesse per le arti seguì anche dei percorsi letterari, soprattutto legati alla poesia, con ottimi riscontri; una serie di suoi componimen­ti sono pubblicati dal poeta Francesco Negro e da Ennio Flaiano. In un periodo di grandi ristret­tezze economiche, Carlo si dedicò ad un’intensa attivi­tà ritrattistica, realizzando numerosi lavori, tra i quali il Ritratto del fratello Ugo al pianoforte (1936) ed il Ritratto di Francesco Negro (1937).
Nel suo studio di via Margutta, Barbieri realizzò centinaia di disegni, dipinti, bozzetti per manifesti, copertine di libri, ritratti e numerose vedute romane. Tra il 1937 e il 1938 Carlo si allontanò dai temi della Scuola Romana, prediligendo un filone di ricerca di respiro internazionale, realizzando composizioni di saltimban­chi, veneri, pagliacci, caval­li, suonatori, nelle quali si comprende la conoscenza della pittura di James Ensor e Pablo Picasso.

Morì a Roma nel 1938 all'età di 28 anni.