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LE IMMAGINI E GLI AUTORI MENO VISTI DEL '900. LE STORIE MAI RACCONTATE.
Viaggio non scontato tra artisti e visionari da tutto il mondo, molto lontano dai soliti nomi. Non esisterebbero le avanguardie senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie del '900 – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.
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giovedì 19 aprile 2018
AMIGHETTO AMIGHETTI. Il novecentista
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sabato 24 marzo 2018
L'INFERNO DI ESSERE FIGLI - Pegeen Vail Guggenheim
Raymond Queneau scrisse questa introduzione: «Il mondo che Pegeen crea è in un certo senso più autentico del mondo reale, perché sembra più vicino al paradiso terrestre. Nessuna consapevolezza macchia i colori o pesa sulle figure. Dopo la cacciata, Adamo con il suo cuore puro tracciò una rappresentazione perfetta di un bisonte vendicativo sulle pareti nascoste di una caverna. Cosa stava facendo Eva? Probabilmente ascoltando le urla che la davano peccatrice. Ma qui, come dice Prévert: 'Dio è stato cacciato dal paradiso terrestre' ed è 'la nuova stagione'. 'Un terreno fertile – una luna bambina – un mare ospitale – un sole sorridente – al limite delle acque – ragazze che incarnano lo spirito del tempo.' Pegeen Hélion appartiene a questa razza di 'bambini d'ambrosia'.»
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| PEGGY |
BAMBINA MALATA. IL QUADRO DISPERATO. Christian Krohg
Avrà una decina di anni ed è seduta su una poltrona di legno imbottita per alleviare la lunga degenza. Ha in mano una rosa, i cui petali si sfogliano sulla coperta, ricordando lo sfuggire inesorabile della vita. In realtà potrebbe essere lei stessa che, giocandoci, per ingannare il tempo, ha finito per distruggerla. Ma non è quello che ti viene da immaginare.
La sua pelle è bianca, livida, con rifrazioni simili a quelle del lenzuolo. Le dita della mano sembrano addirittura grigie, e raccontano, con dettagli clinici, uno stato d’animo.
È seduta ma appare racchiusa da un’inquadratura che la racchiude senza raccontare o svelare nulla della stanza, e che si stringe intorno a lei come un feretro.
Gli occhi sono una domanda che non aspetta risposta.
Ti guardano, e leggi un terrore sopito, una rassegnazione che ha ancora dentro di sé il fuoco della ribellione.
Questa tela è opera di Christian Krohg (Oslo, 1852 – Oslo, 1925) un pittore, scrittore, giornalista e viaggiatore norvegese noto anche per essere stato a Parigi il leader dei bohémien scandinavi e una figura di riferimento per tutta la comunità.
Un’artista quasi sconosciuto in Italia, ma anche nel resto dell’Europa, a cui darà grande risalto la mostra "Christian Krohg. Il popolo del Nord" a cura di Servane Dargnies De Vitry che si terrà al Musée d'Orsay a Parigi dal 25 marzo al 27 luglio 2025.
Il quadro che vi ho appena mostrato ebbe un’enorme influenza su Edvard Munch che aveva perso a cinque anni la madre di tubercolosi e ne aveva quattordici quando la sorella Sophie, quindicenne, sarebbe morta per la stessa malattia dopo una straziante agonia.
Un destino comune in quegli anni a quello del 40% dei bambini sino ai 5 anni, percentuale che solo all’inizio del 900 avrebbe iniziato a decrescere.
In questa tela Munch ritrova le radici del proprio malessere e, forse, la motivazione che lo porta a dipingere. Scrive, infatti la genesi del suo quadro Bambina malata (Det syke barn): “Quando vidi la bambina malata per la prima volta – la testa pallida con i vividi capelli rossi contro il bianco cuscino – ebbi un’impressione che scomparve quando mi misi al lavoro. Ho ridipinto questo quadro molte volte durante l’anno – l’ho raschiato, l’ho diluito con la trementina – ho cercato parecchie volte di ritrovare la prima impressione – la pelle trasparente, pallida contro la tela – la bocca tremante – le mani tremanti. Avevo curato troppo la sedia e il bicchiere, ciò distraeva dalla testa. Guardando superficialmente il quadro vedevo soltanto il bicchiere e attorno. Dovevo levare tutto? No, serviva ad accentuare e dare profondità alla testa. Ho raschiato attorno a metà, ma ho lasciato della materia. Ho scoperto così che le mie ciglia partecipavano alla mia impressione. […] Finalmente smisi, sfinito – avevo raggiunto la prima impressione».
Christian Krohg, membro di una famiglia benestante e influente di Oslo è considerato il più autentico pittore politico scandinavo del XIX sec., vicino al movimento studentesco liberale e di sinistra, convinto che “lo scopo dell'arte è quello di rappresentare la propria epoca in modo veritiero e scomodo”, tema che proseguirà anche attraverso la letteratura con il romanzo Albertine che tratta il tema della prostituzione a Christiania negli anni Ottanta di cui realizzerà anche una serie di quadri e disegni.
Nelle sue opere sembra così far vivere il naturalismo e l’impressionismo, elevando anche le persone umili, gli ultimi, le prostitute, i senza tetto, i pescatori a giornato a un ruolo quasi epico.
Come avveniva tradizionalmente per i giovani artisti scandinavi Christian si era formato per cinque anni nelle tecniche pittoriche in Germania, prima di trasferirsi nella penisola danese di Skagen nel 1879 – interagendo con la celebre colonia di pittori residenti – per poi trascorrere diversi periodi a Parigi, dove scopre Courbet e dove frequenta Manet, insegnando per alcuni anni all'Académie Colarossi.
Krohg decide infine di concludere la sua carriera artistica in Norvegia. Si sposa, ha un figlio e ricoprirà l’incarico di direttore dell'Accademia di Belle Arti di Oslo fino alla sua morte, avvenuta nel 1925.
Negli ultimi anni, quasi come un’ossessione, dipinse cinquanta volte il proprio autoritratto.
Non sono riuscito a trovare il nome della bambina.
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sabato 17 marzo 2018
Carlo Barbieri. 100 lire e una piscina per morire.
La rivista "il Selvaggio" gli dedicò un numero intero della rivista, grazie Mino Maccari.
lunedì 12 marzo 2018
BONE MUSIC. GENI.
Bogoslowskij venne arrestato tre volte, nel 1951, nel 1957, e nel 1961. Gli anni di carcere, tre per ogni condanna, non lo quietavano e scontate le pene ritornava sempre alla propria produzione clandestina. Nel 1958 la censura decise di agire drasticamente e dichiarò espressamente illegali i roentgenizdat.
giovedì 8 marzo 2018
NATHALIE KRAEMER, DEPORTATA

lunedì 5 marzo 2018
ISAMU NOGUCHI. L'ESPLOSIONE CREATIVA AMERICANA E GIAPPONESE.
Noguchi diventa assistente di Constantin Brancusi a Parigi, esperienza che influenzerà fortemente la sua arte (anche se non parleranno mai, perché Costantin non conosce l’inglese, e lui in francese). Anche con questa influenza presenta la sua prima mostra personale a New York. Dopo aver studiato disegno a pennello in Cina, si recato anche in Giappone per lavorare con l'argilla sotto il maestro vasaio Jinmatsu Uno.
E' un tornado, che spazierà in tutte le forme espressive, nel design, cambiando mille volte pelle. Le sue esperienze di vita e di lavoro in diversi ambienti culturali si riflettono nel lavoro di Isamu Noguchi come artista. È considerato un talento universale con un'opera creativa che va oltre la scultura per includere scenografie, mobili, illuminazione, interni, piazze e giardini all'aperto. Il suo stile scultoreo è in debito con un vocabolario di forme organiche e ha esercitato una forte influenza sul design degli anni '50.
Isamu Noguchi è morto a New York nel 1988.
A Long Island gli è stato dedicato un museo.
CATTIVE RAGAZZE. DEIVA DE ANGELIS, DA MODELLA A PITTRICE, FINITA IN UNA FOSSA DI PUBBLICA PIETA'.
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| William Walcot |
Deiva amava infatti andare in giro con abiti maschili, cogliendo la moda e la irritualità che la moda androgina aveva portato in quegli anni in Europa, ma che a Roma, non era facile vedere. Il critico, riportando che la pittrice aveva lo studio a via Angelo Brunetti al 35, vicino a Piazza del Popolo, dà di lei una descrizione molto colorita: "...nella persona e nei modi, nei pensieri e nel movimento vivido delle frasi ho ritrovato la pittrice con le sue esuberanze e le sue audacie... in questa artista che ha l'aria d'essere l'antesignana di chissà quale bolscevismo pittorico devastatore e sovvertitore, la pioniera d'un avanguardismo erostratico negatore d'ogni e qualsiasi canone d'arte antica e accettata, e bestemmiatore d'ogni catechismo pittorico, c'è invece un religioso quasi feticistico amore per la linea pura del disegno per la salda compagine del dipinto". E dei suoi nudi dice: "...sotto quella dovizia di colori, sotto quella ostentazione di s'enfichisme per tutto ciò che potrebbe parere savia norma tradizionalistica, ... una salda impostazione preparativa, il lucido proposito d'una coscienza matura e perspicace che sa distribuire con accorgimento le luminescenze del colore...".
Ed ecco che le fasi finali di un decadimento fisico e mentale che recupero ancora una volta dal sito di toponomastica: “La solitudine la accompagnò per molti tratti della vita, nonostante lo scambio artistico e culturale con numerose persone e gli amori vissuti. Essere pittrice comportava rinunce, prevedeva ostacoli, determinava una celebrità effimera raggiunta attraverso percorsi tortuosi. Il suo destino, difficile fin dalla nascita, continuò ad accompagnarla e la aggredì con una malattia che non lasciò scampo: un tumore, forse all’intestino, che la fece soffrire molto e che la divorò in breve tempo. Deiva fu costretta a vendere – o meglio svendere – i suoi quadri per comprare le medicine che, se non riuscirono a combattere il cancro, le diedero un po’ di tregua dal dolore”.
Di lei sono rimaste poche opere, un paio delle quali di proprietà del grande storico dell’arte Roberto Longhi, che le fu amico e che le fu vicino quando morì la madre della donna, che Deiva aveva fatto venire dalla campagna e che, spaventata dai rumori della città, non metteva il naso fuori di casa.














































