UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Viaggio non scontato tra artisti e visionari da tutto il mondo, molto lontano dai soliti nomi. Non esisterebbero le avanguardie senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie del '900 – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


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venerdì 5 maggio 2017

ISTANTANEE DALL’INFERNO. HENRY ROSS.

Nel 1961 in Israele viene celebrato il processo contro Adolf Eichmann, il primo a svolgersi in Israele con imputati gerarchi nazisti. Eichman, era sfuggito al processo di Norimberga e di era rifugiato in Argentina, dove vene catturato dal Mossa.Tra le prove a suo carico, compaiono anche le foto di un fotografo polacco, ebreo, Henryk Ross, che si è trasferito nel paese da cinque anni. Tornano così alla luce alcuni documenti straordinari e terribili, come la storia che li ha riportati all’opinione pubblica. Ross (1910-1991) era un fotografo sportivo e di cronaca polacco ed ebreo. Quando nel 1939 i tedeschi occupano la Polonia le cose cambiano. Nasce purtroppo il Ghetto di Lodz, il più grande tra quelli occupati dai nazisti dopo quello di Varsavia.  Quando nel 1940 i nazisti crearono il ghetto, Ross fu obbligato a lavorare per loro: doveva scattare le fotografie per i documenti identificativi degli ebrei e le immagini di propaganda che ne attestavano la vita ordinata e controllata. Ma la cosa non poteva finire qui. Di nascosto realizzò migliaia di foto non autorizzate per raccontare la vita in quello via via si trasformò in un inferno. Le foto di Ross raccontano eventi tragici, come la deportazione di un gruppo di bambini su un carretto al campo di sterminio di Chelmno, ma anche momenti apparentemente normali. Era molto pericoloso e Ross girava nascondendo spesso la macchina fotografica nella giacca o scattando da piccole fessure nei muri. Nell’estate 1944 i nazisti, vicini alla sconfitta, iniziarono le grandi deportazioni di massa. Ross, intuendo il pericolo, sistemò seimila dei suoi negativi in piccoli contenitori e poi in un contenitore più grande, di legno foderato con catrame, e lo seppellì vicino alla sua casa, in via Jagiellońska.   Il ghetto venne liberato il 19 gennaio 1945: a Lodz nel 1940 c’erano più di 160mila ebrei, dopo la liberazione solo 877. Decine di migliaia furono portati nei campi di concentramento di Auschwitz e Chelmo e altri morirono di fame. Pochi mesi dopo la liberazione Ross recuperò le fotografie solo la metà si era salvata.

Eichmann sarà condannato a morte in Israele per genocidio e crimini contro l'umanità. Aveva dichiarato: «All'occorrenza salterò nella fossa ridendo perché la consapevolezza di avere cinque milioni di ebrei sulla coscienza mi dà un senso di grande soddisfazione. Mi dà molta soddisfazione e molto piacere» 







 


 Henryk Ross, chapeau.

la strada dove vennero sepolte le foto. Jagiellònska, Lodz

Lodz al momento della liberazione nel 1945

 Lodz oggi



IL CAPOLAVORO DI BOCCIONI CHE STAVA PER ESSERE GETTATO VIA.

Tra il 2010 e il 2012, un signore romano, frugando nelle cose lasciate dal padre in una casa di famiglia scopre una cassa di cui ignorava l'esistenza. Quando la apre ci trova una vecchia radio, libri degli anni tra il 1910 e il 1955 e uno strano oggetto. Potrebbe essere una scultura, ma è fatta con materiale di recupero. Sta per buttarla, poi ci ripensa, e la mette da una parte. Poi con calma, la osserva con attenzione e scorge la firma sbiadita “Boccioni” nel rovescio della base, seguita dall’indicazione interrotta dell’anno: 19..
Di mano in mano arriva allo storico dell’Arte Maurizio Calvesi, che i primi Boccioni li aveva visti a casa di Marinetti che ne riconosce la paternità.
Torna così alla luce Costruzione dinamica di un galoppo. 1914-15, un’opera di Boccioni della quale si era persa traccia, confusa con Dinamismo di un cavallo in corsa + case, 1915. Ci viene così restituito un vero capolavoro, anticipatore dell'arte a venire. E non solo una pagina fondamentale del futurismo.

E ci piace raccontarlo con le parole dello stesso Calvesi.
Ho provato l’emozione più profonda nei mesi scorsi, quando Carpi mi ha sottoposto per la pubblicazione questa piccola e meravigliosa scultura polimaterica, un messaggio che Umberto Boccioni sembra volerci inviare, un secolo dopo, dall’intramontabile soglia della sua oscura-luminosa entità psichica, starei per dire dalle viscere di quel mistero che ha avvolto di presentimenti e di fatalità la sua esistenza. L’opera è citata nel catalogo della nota mostra milanese di Palazzo Cova, del 1916-17, ed è così descritta: «Costruzione dinamica di un galoppo. Legno, latta, rame, cartone».... Vi ritroviamo alcune delle forme coniche, concave o triangolari che tumultuosamente si intrecciano nella scultura, si sormontano, si sospingono a vicenda nella straordinaria sospensione evocativa di questo galoppo che sfiora appena il terreno, così come sembra non toccare terra, appunto, la corsa di un destriero sfrenato. Le diverse riprese da vari punti di vista testimoniano la ricchezza e la genialità di questo assemblaggio di forme e di materie, tra i cui sobbalzi è percepibile la sagoma del fantino, dalle gambe profilate nel rame e il copricapo a calotta che partecipa con la sua gibbosità, quasi anch’essa di emergente energia, ai sussulti di tutta la composizione; mentre i volumi come rotolanti alle spalle del cavaliere...



Cavallo +case (1914)


Dinamismo di un cavallo in corsa + case, 1915. Guazzo, olio, legno, cartone, rame e ferro dipinto

 Boccioni nel 1914 4 32 anni

domenica 30 aprile 2017

BUBBLE SERIES, LE FOTO CHE SAREBBERO PIACIUTE AD AMELIE


Siamo a New York nel Lower East Side, quartiere a sud di Manhattan dove vivono immigrati di ogni nazionalità: irlandesi, italiani, cinesi, tedeschi e latinos. E’ il 1954 e un ragazzo di 14 anni, di nome Melvin Sokolsky si diverte ad armeggiare con la macchina fotografica del padre; un giorno in palestra incontra Robert Denning, di 10 anni più grande di lui che lavora con il fotografo Edgar De Via. Robert dice a Melvin che De Via aveva guadagnato 4000 dollari per una foto pubblicitaria della gelatina di frutta Jell-O.
Così inizia la carriera di Melvin Sokolsky, che, irriverente e senza preparazione accademica, comincia a lavorare come fotografo per la pubblicità. All’età di 21 anni viene assunto come fotografo di still life ad Harper’s Bazaar e in poco tempo viene promosso ai servizi di moda. E’ il 1963 quando mette a punto il suo lavoro più celebre: la Bubble Series, apparsa su Harper’s Bazar dedicato alla collezione primaverile.
L’allestimento si ispira al Surrealismo ed ha come sfondo Parigi, la stessa città in cui negli anni ’20 si era sviluppata l’avanguardia artistica.
La modella Simone d’Aillencourt intrappolata dentro una gigantesca palla di plexiglass trasparente fluttua sopra le strade della Ville Lumière, mentre i passanti guardano incuriositi e perplessi. Le foto sono oniriche ed evocative e non sembrano, dopo 50 anni, risentire del passare degli anni. In epoca di fotoritocco e ardita postproduzione, fa piacere notare che le immagini di Sokolsky si collocano in uno spazio sospeso, in una Parigi da sogno che solo un fotografo dal talento visionario poteva sottrarre al tempo.

 

 
 
 
  

Jennifer Aniston nel Remake

 

BACKSTAGE
Melvin Sokolsky, la modella Simone D'Aillencour e l'equipe di produzione alla fine dello shooting

 

 

sabato 29 aprile 2017

NAPUL'E'. Thomas Jones il gallese pazzo per Napoli

Thomas Jones il gallese pazzo per Napoli, che a Napoli diventa metafisico. Quando? nel 1700 (1778-1781) e crea paesaggi pazzeschi, fatti di niente, che ci ricordano le nostre domeniche estive fa bambino a casa dei nonni.

Uè...famme veré!

Nel mese di settembre 1776 Jones. che ha 34 anni, si imbarca per un viaggio ansiosamente atteso che lo porterà in Italia.  Jones visitò per la prima volta Napoli nel settembre 1778, quando vi si fermò per cinque mesi. Quindi ritornò a Roma per un po', vivendo in un'abitazione nei pressi della scalinata di Trinità dei Monti. Assunse come domestica una vedova danese, Maria Moncke, fuggendo con lei l'anno dopo a Napoli. Questa città, allora la più grande d'Italia, offriva a un artista più opportunità di quante non ne promettesse Roma. Maria partorì due figlie a Napoli, Anna Maria (nel 1780) ed Elizabetha (nel 1781). Avendo saputo della morte del padre nel 1782, Jones, che dopo sei anni trascorsi in Italia avvertiva nostalgia e irrequietezza, si risolse a tornare in Gran Bretagna. Nell'agosto 1783 si mise in viaggio per Londra, con Maria, Anna ed Elizabetha, imbarcati su un brigantino svedese. Giunse a destinazione in novembre solo per trovare molti dei suoi beni distrutti dall'umidità, inclusi tutti i suoi studi di natura dal vivo. Thomas Jones morì di angina pectoris nel 1803. Il suo corpo fu seppellito nella cappella gentilizia a Caebach, Llandrindod Wells. 




LA QUESTIONE E' SPINOSA.

...ma perché negli anni '30 dipingevano cactus e piante grasse?
Non prima, molto poco dopo.
Una di quelle cose che noti per caso, e ti lasciano perplesso. Certo, la nuova oggettività, ti porta a riprendere i dettagli, soprattutto in Germania, ma spuntano fuori nel modernismo americano, nella pittura inglese, e che nel profondo sud italiano, le pale dei fichi di India, diventano protagoniste. C'è anche una immagine inquietante, della serie "Anche i grandi fanno la cacca", nella quale Sergei Eisenstein cavalca un cactus simulando un gigantesco pene.
Una cosa che resterà, temo, uno dei grandi misteri del secolo
Ed ora, beccatevi la sequenza:

 
Sergei Eisenstein with cactus c. 1930-31 

 
George Scholz Cacti and Semaphore (Kakteen und Semaphore), 1923

 
Charles Sheeler 1931

Dame Laura Knight (1877-1970)
Guardando dalla finestra, 1930.

 Schrimpf, Georg, 1938 


Lenk 1931

 
Frederick Carl Frieseke 1930

  
Paesaggio con cactus, Diego Rivera
 
Four Cactus Plants / Marsden Hartley - circa 1918-1923 

 
Kahlo and the cactus wall at her San Angel house

 
Wacker 1933

Giorgio Morandi, Cactus, 1917

 

1920′S, ALBERT RENGER-PATZCH
Aenne Biermann, Cactus, before 1930

 
Sassy cactus bikini girl, ca. 1930s


Cactus Torino 1930 - Bertoglio

 

  
Couple with Cactus by Rudolf Baue - bauer 1930