UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Viaggio non scontato tra artisti e visionari da tutto il mondo, molto lontano dai soliti nomi. Non esisterebbero le avanguardie senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie del '900 – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


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venerdì 21 aprile 2017

CHE BELLO, SEMBRA UNA BAMBOLINA... LA OSTETRICIA NEL 1700

Che nelle specole delle università si utilizzassero malati di cera, lo sanno tutti. Meno che la cera fosse comunque un prodotto costoso, non certo alla portata di tutti. Soprattutto nelle campagne e nei piccoli centri.  
La diffusione delle informazioni sulla tecnica ostetrica era un problema sentito soprattutto dalle donne.  Louise Bourgeois Boursier, ostetrica di Maria de' Medici presso la corte di Enrico IV di Francia, nel 1617 aveva già pubblicato il tomo Observations diverses, primo trattato di ostetricia scritto da una donna, ma c'era molta strada da fare.
Nella metà del XVIII secolo Angélique du Coudray inventa un modello, la machine, per la comprensione della meccanica del parto. Durante corsi di formazione di due mesi, insegnava le pratiche ostetriche su questo modello: dal 1759 fino al 1783 addestrò più di 5.000 donne in ostetricia.





Anche l'artista franco-americana Louise Bourgeois (Parigi, 25 dicembre 1911 – New York, 31 maggio 2010), figlia di una sarta, ha prodotto pupazzi cuciti che ci parlano di sessualità e procreazione, per molti versi simili a quelle prime creazioni.







Le Veneri anatomiche di cera e gli altri modelli di cera del 1700. belli, costosi, inquietanti...

 








martedì 18 aprile 2017

CONCETTA SCARAVAGLIONE. LA CALABRESE PIU’ FAMOSA D’AMERICA, CHE I CALABRESI NON CONOSCONO.

Oggi, 18 aprile, anno domini 2017 certifico, senza ombra di dubbio, che non esiste una sola pagina in italiano dedicata alla “regina della pietra” Concetta Scaravaglione. Neanche dalla Calabria, da dove giunse nella pancia della mamma a Ellis Island, con la famiglia dalla provincia di Cosenza (probabilmente da Morano Calabro, altri fonti indicano Spezzano della Sila). Cosa che di fatto la renderebbe l’artista più famosa della regione di sempre, e una delle maggiori in assoluto. Un artista di successo, ma solo per gli Stati Uniti, il che non è poi una cosa da poco...





Nata a New York nel 1900 da una famiglia di povera gente, rimane ben presto orfana del padre insieme ad altri 8 fratelli ed è costretta a rimboccarsi le maniche.
In una sua biografia scrive che il lavoro e la fatica sono sempre stati parte della storia della sua famiglia. "Ci sono sempre stati degli Scaravaglione che hanno lavorato con le loro mani. Fin dall'infanzia creare è stato per me il divertimento più grande. Quando ero giovane costruivo scaffali, tavolini e persino delle sedie per le bambole e, cosa di cui ero molto fiera, un carretto espresso su cui correvo su e giù per i marciapiedi affollati di Little Italy”. Con queste parole Concetta Scaravaglione ricordava la sua infanzia fatta di un continuo movimento e di grande frenesia. "Nel quartiere dove sono nata le strade brulicavano di vita. Nessuno si annoiava. Non riesco a ricordare un secondo della mia vita nel quale non fossi in fermento...".

1930


Concetta, insomma, si innamora della creatività, torna da scuola che frequenta nel Lower East Side di Manhattan, incoraggiata dalla sua insegnante, e dice ai suoi che vuole studiare arte, provocando stupore e scompiglio. Sono emigranti e anche in alta società, metti pure a Madison Avenue, una donna artista non sarebbe stata vista di buon occhio.
Le viene però in soccorso uno zio anticonformista che la supporta e la aiuta economicamente a compiere i primi passi. "Se fossi nata in Italia - dice Concetta - non sarei mai diventata scultrice. Le opportunità offertemi dalle scuole americane -gratuite- non le avrei certo incontrate in un paese in Calabria". Si iscrive alla Art Students League, dopo che la National Academy of Design aveva eliminato la classe speciale di scultura per ragazze, ma anche qui è l’unica donna.
La famiglia ingozza, ma rimarrà da allora sempre distante, cosa che la farà molto soffrire, come scrive più volte ai suoi fratelli. Ma non lascerà mai le sue radici, continuando ad aiutare i parenti rimasti in Calabria, mandando soldi e pacchi alimentari, divenendo una delle tante "zie d'America".

Ha un carattere solare, entusiasta, che la fa sentire sempre una privilegiata, anche quando vincerà a 35 anni la Widener Gold Medal alla Pennsylvania Academy of Art and Letters
A 45 anni ottiene una borsa dall'American Academy of Arts and Letters e due anni dopo il Prix de Rome dell'American Accademy in Rome. Sempre la prima donna ad aggiudicarsi premi così importanti, esclusivio dominio dei maschi.

Da un punto di vista artistico è una modernista, che parte ed evolve lo stile liberty di matrice yankee per adeguarsi alla nuova architettura. Ai grattacieli, dove ancora trovano spazio fontane, monumenti e bassorilievi. Una scultura compatta, fisica, che diventa stile americano. Non a caso espone al Rockfeller Center che proprio quell'arte e quello stile impone nel mondo.
Un'arte, sicuramente, "maschia".
E in effetti doveva avere un grande fibra quella donna, perché appare minuta nelle foto anche di età matura, e sceglie, invece, di plasmare la più dura delle materie, dove il pennello è sostituito dalla mazzetta e occorre vera forza fisica e lavori in una nube di polvere e sedimenti.



L'italiana, come viene chiamata, grazie alla borsa di studio riesce anche a tornare in Italia, e lavorare a Roma (1948). Ha già iniziato a insegnare, e dal 1941 al 1945, aveva tenuto un suo corso al Sarah Lawrence University mentre, a partire dal 1952 inizia la sua collaborazione con il Vasar College (a private, coeducational, liberal arts college in the town of Poughkeepsie, New York, founded in 1861), dove rimarrà per 16 anni.

Nonostante le soddisfazioni da docente, Concetta Scaravaglione rimase sempre e soprattutto un'artista. Le sue opere sono ampiamente rappresentate nei musei e nelle collezioni americane e la sua scultura è presente, insieme a quelle di altri artisti italiani, nel Triangolo Federale a Washington. 
Dalle foto assomiglia a Tina Pica, cosa che me la rende ancora più simpatica. 
Il suo cognome appare impronunciabile, molti dei suoi parenti lo cambiano per americanazzarlo in Scarvalone. Lei no. Tosta e testarda.
Muore nel 1975.





 
Stefan Hirsch, American 1899-1934 Portrait of Concetta Scaravaglione, 1927

Concetta Scaravaglione, American sculptor, 1900-1975.jpg 


http://www.giunti.it/libri/arte/outsiders/

DICIAMOLO. A ESCHER STAVA SULLE BALLE MICK JAGGER

Due persone nella storia hanno maltrattato Mick Jagger. Una di queste era Keith Richards, il suo migliore amico e co-fondatore dei Rolling Stones. L’altra è stata M.C. Escher. Sì. lui.
Jagger lo aveva scoperto per caso e si era innamorato della serie Metamorphosis e delle bizzarrie prospettiche. Nel 1969, in procinto di uscire con l’album Through the Past, Darkly, che conteneva il successo Paint It, Black, scrisse così una lettera gentilissima e ammirata nella quale chiedeva il permesso di usare un suo lavoro per la copertina il cui incipit era:
“Caro Maurits…


La lettera che indirizzò a Peter Swales, collaboratore della band, è rimasta nella memoria: “Voglio dedicare tutto il mio tempo e attenzione ai molti impegni che ho; io non posso accettare qualsiasi altra richiesta o perdere del tempo per la pubblicità. A proposito, si prega di dire al signor Jagger che per lui io non sono Maurits, ma, molto sinceramente, M.C. Escher”.
Jagger ci rimase malissimo e uscirono con una bruttissima fotografia di gruppo.




Ma il vizio non muore, ed ecco che scrive ad Andy Warhol.


La fondazione che gestisce i diritti di Escher concesse invece una sua immagine per la cover di On the run dei Pink Floyd. Dopodiché fu il diluvio con tante immagini, spesso piratate. Sai Cornelius come si sarebbe incazzato?



lunedì 17 aprile 2017

GLI EROI NORD COREANI, ARMATI DI MATITE E PC

L’UOMO NON LO (S)PIEGHI. Anzi, lo pieghi, ma quello rinasce, e tutto passa. Ogni politica, fede, impero, passa. Ricordatevelo sempre.
Così, passerà anche la dittatura nordcoreana, sperando che Trump non usi la Corea, unico stato nemico con un esercito regolare e una capitale da bombardare, per migliorare il suo CV di eroe di cartapesta. E non occuparsi di altri problemi, in parte causati anche dalla politica disastrosa di mr. Bush. Ma questo è un altro discorso.
 


Ebbene, giù il cappello.
Yellow Kim Press, è una factory nordcoreana di fumetti che per sessant’anni ha combattuto il regime clandestinamente, con le armi della satira e dell’iconoclastia. Un’avventura pericolosa che ha un nome: Aju Meosjin, di cui non esistono fotografie ufficiali.       

Come ha raccontato bene Bizzarro Bazar, Aju nasce a Pyongyang nel 1946, e cresce fra stampe e litografie di suo padre, tipografo.
Quando eredita la tipografia, alla morte del padre, Aju ha soltanto undici anni ma evidentemente è cresciuto in fretta e ha le idee fin troppo chiare. Comincia a rifiutarsi di produrre gruim-chaek, le stampe a disegni di propaganda governativa, e fonda la casa editrice Yellow Kim, con cui sogna di dare voce al sottobosco di artisti locali, spesso dissidenti.”
Quando il padre muore, rileva la tipografia, e inizia a raccogliere i più scapestrati delle giovani matite. Dagli anni della beat generation coinvolge sempre più talenti, stampando poi le fanzine nella Corea del Sud, e o di nascosto al Nord, ma viene perseguitato e la tipografia chiusa.
Alla morte di Kim Jong nel 2011 inscena la propria morte per tentare la fuga, approfittando del lutto nazionale. Anche questo progetto fallisce, e la polizia arresta il gruppo, ma Aju riesce ancora una volta a scappare. Di lui non si sa più nulla.








Ma la realtà, come sempre, supera la fantasia.
 

martedì 11 aprile 2017

I GRAFFITI DI STEINBERG A MILANO E L’EPIDEMIA DI IMBECILLI


 

Dieci a uno che non lo sapete. Ma Saul Steinberg, quello della celebre copertina/icona di New York, era rumeno. E visse per sette anni in Italia. Prima che un imbecille introdusse le leggi razziali, e altri imbecilli, per ignoranza, decisero di cancellarlo. Ma andiamo per ordine.
 
Nel 1933 Saul partì infatti per Milano, dove si laureò al Politecnico in architettura, e dove abitò, pubblicando vignette umoristiche sulla rivista satirica Bertoldo. 
Il periodo italiano lasciò un segno importante nella vita di Steinberg, che per tutta la vita mantenne contatti con artisti e intellettuali italiani, come Aldo Buzzi, tornando più volte a lavorare in Italia. Nel 1940, a causa delle leggi razziali, fu costretto a partire per gli Stati Uniti, dove cominciò a lavorare per il New Yorker: un sodalizio fruttuoso (642 illustrazioni e 85 copertine), durato sessant’anni. 
Nel 1943, presa la cittadinanza americana, si arruolò in marina, e passò gli anni della guerra fra l’estremo oriente, l’Africa e l’Italia. Nei decenni successivi viaggiò molto in Africa, America ed Europa, e vivendo anche a Parigi, Hollywood, e in Italia, e consolidando la sua fama di disegnatore di vignette mute, leggero e profondissimo.

 


Quello che non sanno è che degli imbecilli, a causa di un intervento condominiale scellerato, hanno cancellato nel 1997 uno dei suoi lavori più inusuali e bizzarri, la sua decorazione (graffito nero su fondo bianco) di inizio anni ’60 nell’androne della Palazzina Meyer a Milano su progetto dello straordinario studio di architetti BBPR.
Un affresco, o meglio graffito, realizzato dall' artista nel '61, dopo mesi di lavoro, nell'ingresso dello storico palazzo di via Bigli 5, nel cuore nobile di Milano. Un intervento grande più di cento metri quadri, carico di immagini e di personaggi, che occupava tutti i lati dell'androne di casa. Su mura probabilmente distrutte per costruire una megabitazione di 1000 mq, senza che ci sia stata un intervento dei Beni Culturali, che non avevano notificato l’edificio. Senza sapere se l’opera in carico al direttore dei lavori l'ingegnere comasco Giacomo Mantegazza sia stata distrutta o coperta.
Un mondo di scribilli e forme perse per sempre, che possiamo rivedere solo nelle foto lasciate da Ugo Mulas.

Una signora che abitava nel palazzo, così raccontà a Repubblica: Anch' io mi chiedo che fine abbia fatto. Ma non lo so. Ricordo che fu mio padre a commissionare il graffito nel 61. Non posso dimenticare i mesi di lavoro di Steinberg, nell' ingresso di casa. Era un personaggio affascinante, molto originale, si intratteneva spesso a parlare con noi. Diceva che Don Chisciotte era un precursore della psicoanalisi, perché prendeva sul serio i mostri e li combatteva…”

  (…) Ho passato clandestinamente quasi un anno, dormendo un po' al Grillo un po' in uno studio di amici e riuscendo intanto a prendere i visti che mi occorrevano. L'unico che mi mancava era quello italiano, che non mi davano senza la mia presenza fisica, la prova di aver rispettato la legge.
Ho dovuto arrendermi. Con l'arresto il mio dossier era completato e concluso in modo legale. Correvo un rischio, ma era l'unica cosa da fare e l'ho fatta e è andata bene. Ho un po' di amnesia riguardo a quel tempo: vivevo in una specie di emozione che copriva occhi, orecchi, tutti i sensi con una specie di ovatta, per nascondere a me stesso la gravità della situazione. Mi sembrava di essere nel gioco di qualcun altro, di vedere me stesso come se fossi un altro, qualcosa di simile alla situazione dell'uomo che disegna un uomo: forse un sintomo di infanzia persistente, che non finisce, da cui non si guarisce.
Da: Saul Steinberg con Aldo Buzzi, Rifessi e ombre, (biblioteca Adelphi) pp. 27, 30





LA STRANA COPPIA: SANTA RITA DA CASCIA E YVES KLEIN

Questa è una storia che ho trovato in rete, che poi ho scritto accostando frammenti testuali, di cui ho perso traccia. E’ la storia della liaison spirituale, ma che dico, vocazione totale, tra un artista concettuale francese morto troppo presto e una santa antica.
Perché tra gli ex voto a Santa Rita ce n’è uno che porta la firma dell’artista francese Yves Klein, precursore della Body Art e inventore del blu che ha il suo nome, l’International Klein Blue (IKB).
L’omaggio alla santa dei casi impossibili si chiama “Monocromo blu senza titolo” (1958) e qui lo vedete custodito entro le mura del convento dalle monache agostiniane.

 

La storia dell’ex voto risale al 15 settembre del 1958, quando il pittore giunge al Santuario di Cascia. È uno dei pellegrinaggi accertati che l’artista ha compiuto nel borgo umbro. Una seconda visita, fatta in compagnia della futura moglie, avviene nel febbraio 1961. Anche in questa occasione Klein non manca di offrire i suoi omaggi alla santa, portando con sé un altro ex voto. Si tratta di una scatola di plexiglass (1961) con pigmenti di colore oro, rosa e azzurro contenente un cartiglio arrotolato scritto di suo pugno con la testimonianza della devozione alla santa di Cascia, a cui dichiara di dedicare tutta la sua attività artistica.

Non gli portò molto bene. Klein morì a Parigi di infarto nel 1962, a soli 34 anni, poco prima della nascita del figlio.


Scrive il critico e biografo di Klein, Pierre Restany: «La devozione di Yves Klein al culto di Santa Rita mi era ben nota: egli vi era stato iniziato da sua zia, Rosa Raymond Gasperini. Egli mi aveva messo al corrente dei suoi precedenti pellegrinaggi a Cascia: vi si era recato due volte prima del 1961 per pregare la Santa delle cause disperate e supplicarla di aiutarlo nei momenti importanti e critici della sua carriera».

Yves Klein Ex-voto per Santa Rita da Cascia. 1961, febb. Y.K. (ecco il testo:)
Il BLU, l’ORO, il ROSA, l’IMMATERIALE, il VUOTO, l’architettura dell’aria, l’urbanistica dell’aria, la climatizzazione di grandi spazi geografici per un ritorno a una vita umana nella natura allo stato Edenico della leggenda. I tre lingotti d’oro fino sono il prodotto della vendita delle prime quattro ZONE DI SENSIBILITA’ PITTORICA IMMATERIALE.
Santa Rita da Cascia, io ti chiedo di intercedere presso Dio Padre Onnipotente perché mi accordi sempre in nome del Figlio Gesù Cristo e in nome dello Spirito Santo e della Santa Vergine Maria, la grazia di animare le mie opere perché esse divengano sempre più belle e inoltre la grazia che io scopra continuamente e regolarmente sempre nuove cose nell’arte ogni volta più belle, anche se purtroppo non sono degno di essere un utensile per costruire e creare della Grande Bellezza. Che tutto ciò che viene da me sia Bello. Così sia.
Il teatro del Vuoto – tutte le variazioni particolari ai margini della mia opera – le Cosmogonie – il mio cielo Blu – tutte le mie teorie in
generale. Che i miei nemici diventino miei amici e, se ciò è impossibile, che tutto ciò che essi potrebbero tentare di fare contro di me non vada mai a compimento e che io non ne sia mai colpito. Rendi me ed ogni mia opera completamente invulnerabili. Così sia.
Sotto la protezione terrestre di Santa Rita da Cascia: la sensibilità pittorica, i monocromi, gli IKB, le sculture-spugna, l’immateriale, le impronte antropometriche statiche, positive, negative e in movimento, i sudari. Le Fontane di Fuoco, d’acqua e di Fuoco, l’architettura dell’aria, l’urbanistica dell’aria, la climatizzazione degli spazi geografici trasformati così in Eden permanenti ritrovati alla superficie del nostro globo, il Vuoto.
Che tutte le mie opere di Gelsenkirchen siano sempre più belle e che sempre più siano riconosciute come tali, e il più presto possibile. Che le Fontane di Fuoco e muri di Fuoco possano essere da me eseguiti sulla piazza dell’Opera a Gelsenkirchen al più presto.
Che la mia mostra di Krefled sia il più gran successo del secolo e che tutti lo riconoscano. A Dio Padre Onnipotente, in nome del Figlio Gesù Cristo, in nome dello Spirito Santo e della Santa Vergine Maria. Per mezzo di Santa Rita da Cascia, sotto la sua cura e protezione, con tutta la mia infinita riconoscenza. Grazie. Y.K.
Santa Rita da Cascia, Santa dei casi impossibili e disperati, grazie di tutto l’aiuto così grande, decisivo e meraviglioso che mi hai dato finora. Infinitamente grazie. Anche se non ne sono personalmente degno, aiutami ancora e sempre e nella mia arte
e proteggi tutto ciò che ho creato.

Amen.

P.S.

Una parte dell'oro avanzato dalla vendita del periodo "Zone di Sensibilità Pittorica Immateriale", e non disperso nella Senna, fu inserito nell’Ex voto, donato a Santa Rita da Cascia nel febbraio 1961 e venuto alla luce solo nel 1979, grazie all'intuito dello scultore Armando Marrocco. A quel tempo lavorava alle vetrate del Santuario e aveva richiesto alle suore del monastero dell'oro in foglie. Le suore ignoravano la natura di quello strano contenitore. Marrocco convocò prontamente a Cascia l'amico Pierre Restany che riconobbe ufficialmente l'opera di Klein, conferendole grande valore spirituale, oltreché artistico.