UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Viaggio non scontato tra artisti e visionari da tutto il mondo, molto lontano dai soliti nomi. Non esisterebbero le avanguardie senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie del '900 – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


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domenica 18 dicembre 2016

I PUPAZZI DEI VENTRILOQUI

I ventriloqui non parlano con la pancia o con il diaframma, fatevene una ragione. L'arte detta ventriloquìa nasce da un'illusione: l'artista sostituisce tutte quelle consonanti (dentali, bilabiali,) che non possono essere pronunciate senza movimento facciale con suoni simili che non richiedono movimenti della bocca. E noi, osservando il pupazzo, distogliamo l’attenzione dal viso.



Matthew Rolston è un fotografo famoso e di successo. E dopo aver ripreso  Beyonce, Johnny Depp e Angelina Jolie ha deciso di immortalare in primissimi piani i ritratti dei pupazzi in pensione o abbandonate dai loro creatori.
Sono i pupazzi dei ventriloqui che si trovano al Museo Vent Haven di Forth Mitchell in Kentucky, dove si trova la tremenda Puppet House. Ciò  che una volta era il centro dello spettacolo ora sembrano corpi sgraziati senza vita. Tutte le foto si trovano nel libro “Talking Heads: The Vent Haven Portraits”.






Il ventriloquo è sempre stato abbinato a una lettura psiconalitica della dissociazione. E numerosi furono i film, spesso di genere horror. Come MAGIC di diretto da Richard Attenborough nel 1978, prima del suo celebre “Gandhi”. D
L'impacciato Corky vorrebbe sfondare nel mondo dello spettacolo come ventriloquo e per questo si porta sempre dietro il suo pupazzo, “Forca”. Vessato e incompreso s'innamora della giovane Peggy, ma nonostante le attenzioni di lei, incontra sempre maggiori difficoltà a restare ancorato alla realtà. Progressivamente il suo rapporto simbiotico con “Forca” prenderà sopravvento, rendendolo schiavo dei desideri, della rabbia e della violenza che il pupazzo sembra sprigionare.  Il ventriloquo è Anthony Hopkins, e ho detto tutto.



Il pupazzo, è divenuto sinonimo anche di “Stato Fantoccio”, con il quale il capo di stato di un paese risponde in realtà agli interessi di una nazione esterna. E visto gli ultimi fatti di cronaca, chi vuol capire capisca.


sabato 17 dicembre 2016

ICONE KITSCH. TEOMONDO, LE POPPUTE, IL MOCCIOSO E IL GESU’ DAGLI OCCHI BUONI. INSOMMA, I QUADRI PIU’ FAMOSI DEL MONDO.


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Celebre il caso di Joseph Henry Lynch (28 ottobre 1911-16 gennaio 1989) un artista inglese le cui donnine poppute dai fianchi robusti, hanno riempito l’Europa negli anni ’50 grazie a oleografie diffuse da una ditta belga. 
Meglio conosciuto con la firma J.H. Lynch ha prodotto alcuni capolavori della mass art come Tina (1964), Ninfa, Foglie d’Autunno e Woodland Goddess, che devono aver accompagnato la crescita e i primi abbandoni di generazioni di adolescenti. Simbolo di mediocrità artistica, ma amatissimi da classe media, le tele vennero addirittura inserite da Stanley Kubrick nella casa “per bene” dei genitori del protagonista di Arancia Meccanica e sulla copertina di un LP di Edwyn Collins. 


Non potete sbagliarvi. Sto parlando dei quadri icona-kitsch simbolo in ogni nazione, dei quali si ignora spesso chi ne sia l’autore, ma che contengono in se elementi e meme capaci di penetrare nella coscienza collettiva. Il segreto imperscrutabile di ogni successo. Come i “Clown Tristi”, le “spagnole maliziose” di Charles Roka, i toreri, i gatti di Novella Parigini, i bambini dagli occhi grandi, o autori come Teomondo Scrofalo, comparso in Italia alla fine degli anni ’50, con un soggetto mediato probabilmente da modelli francesi, e poi ripreso da produttori napoletani in serie.
Teomondo Scrofalo era, infatti, il fantomatico autore del “Vecchietto all’Osteria” (la firma fake era G. De Curtis) che popolò prima le trattorie, quindi le case degli italiani, per diventare oggetto a Drive In (1983-1988) di un fortunato tormentone di Ezio Greggio: “E’ lui o non è lui? ....ceeeertoo che è lui!”



foto del sedicente Bruno Amadio

Immortale è stato anche il “Bambino che piange”, poi ribattezzato “el diablo” o "gipsy boy" che divenne oggetto di una follia collettiva, ma che continuo ancora a vedere in giro. La storia fece il giro del mondo, e raggiunse il suo apice in Inghilterra. “Se in casa avete un quadro con un bambino che piange, dovete liberarvene immediatamente. Porta male!”.  Lo scrisse addirittura il Sun, uno dei maggiori quotidiani inglesi, e in redazione arrivarono oltre 2500 quadri che avevano come soggetto l’inquietante ragazzino.
Il motivo era stato un evento di cronaca:
 la comincia il 4 settembre del 1985. A Rotherham, nello Yorkshire. Una casa va in fiamme e tutto viene carbonizzato. Tranne una cosa. Un quadro. Anzi, una stampa da quattro soldi che raffigura un ragazzino in lacrime. La vicenda potrebbe passare inosservata se non fosse per la dichiarazione del capo dei pompieri: “Non è la prima volta che capita. Ho visto altre case bruciare e l’unica cosa rimasta intatta è quel maledetto quadro!”.
Da qui la leggenda si sviluppò in maniera incontrollata.
C’è anche chi è riuscito a risalire al suo autore: Bruno Amadio, veneziano, nato nel 1911 ma trasferitosi in Spagna, dove avrebbe passato il resto della sua vita sotto il nome d’arte di Giovanni Bragolin producendo migliaia di varianti del soggetto. Sarebbe morto nel 1981, ma la verità potrebbe essere un'altra (ed essere lui stesso una invenzione).


C’è infine un’ultima immagine che mi manda ai matti, letteralmente. Mi ossessiona da anni, perché da anni, la vedo dovunque.
Per scoprirla anche voi, ma la conoscete, basta digitare su google immagini la parola Gesù in qualsiasi lingua. Comparirà nella prima pagina, più volte, l’immagine di un Biondino dagli occhi buoni, leggermente a mandorla, con una vesta bianca che si apre verso il basso con dominante rossa e blu e uno sviluppo del corpo alla El Greco.
Ne esistono tre varianti base, anche con il cuore misericordioso, e va fortissimo il primo piano con gli occhi buoni e giallo dominante.

Ho pensato per anni che fosse anonima. E l’ho vista dovunque. A Porta Portese, sui pescherecci, sul letto di morte di Madre Teresa, nei reportages fotografici dei posti più lontani del mondo, in un ristorante in Corea dove servono polpi vivi, nelle foto della cella di Provenzano, e potrei andare avanti.
Alla fine sono riuscito a risalire alla verità.

Gesù Misericordioso, viene dall’Est, dalla Lituania, ed è stato realizzato nel 1934 secondo le indicazioni di Santa Faustina Kowalska che aveva avuto la visione e l’indicazione di tramandare il ritratto. Gesù è con la mano destra alzata, e due raggi che escono dal cuore, uno bianco e uno rosso, rappresentanti rispettivamente l'acqua e il sangue. Ha tunica bianca, contornata da luce, su sfondo blu, e riporta in basso la frase «Jezu, ufam tobie» ("Gesù, confido in te).

L'immagine fu dipinta a Vilnius in Lituania dall'artista Eugeniusz Kazimirowski, dopo che il suo vicino di casa e direttore spirituale di suor Faustina, don Michał Sopoćko, gli aveva condiviso la missione che suor Faustina affermava di aver ricevuto.
Il pittore impiegò circa sei mesi per completare l'opera sotto la continua presenza e controllo della suora e del prete. Suor Faustina era particolarmente esigente e domandava continuamente correzioni o aggiunte di dettagli, per ottenere un'immagine fedele alla visione. Dopo circa dieci anni dalla creazione della prima immagine nel 1943 un altro pittore, Adolf Hyla iniziò a realizzare le prime varianti, quelle che citavo.
La prima collocazione dell'opera fu la chiesa di San Michele a Vilnius,  il 4 aprile del 1937, ma con l’arrivo del comunismo, nel 1948, la chiesa fu chiusa. E l'edificio, quadro (senza cornice) compreso, venne acquistato da un privato. Una devota polacca e una lituana nascosero però la tela “La Sacra Immagine” (come la chiamò Giovanni Paolo II).

Solo dopo molti tentativi e peregrinazioni, nel 1982 viene accolta la richiesta di poter esporre nuovamente il quadro, che viene riportato in maniera avventurosa a Vilnus e poi restaurato, iniziando così a essere conosciuto a livello planetario. Unica tela voluta, secondo la vulgata, dallo stesso Gesù.

Per alcuni l'opera sarebbe anche una fusione del primo soggetto con l'opera di Pompeo Batoni, Sacro Cuore di Gesù, olio su rame, 1767, chiesa del Gesù, Roma.

La versione originale di Vilnus


Sacro cuore di Gesù di Pompeo Batoni


Cosa  colpisce l'immaginario in  in luoghi così diversi, superando tutte le altre immagini iconograficamente simili?
Se lo sapessi, potrei essere un grande artista di pessimo gusto. O un tipo, molto, decisamente molto ricco.

 Charles Rocha

Padre Pio Karateka


I gatti di Novella Parigini

l'immancabile Clown Triste

gli immancabili quadri di Padri Pii



venerdì 16 dicembre 2016

LA TRADIZIONE ITALIANA DI IGNAZIO DI STEFANO.



Questo ritratto a china, della fine degli anni ’40, riassume in sé la visione e la cultura  e le contraddizioi del modernismo italiano. Un segno, appunto “moderno”, che potrebbe competere con la quasi coeva esperienza di Oscar Kokoschka, ma che a differenza dei pittori del nord fa trasparire un continuo riferimento alla tradizione classica italiana. Nella postura, nella forma e nel contenuto. Alla ritrattistica cinquecentesca, agli schizzi su carta dei pittori veneti, che utilizzano la guazza per creare spettacolo, atmosfera, psicologia interiore. Una figura reclinata, pensante, appena accennata nei lineamenti, forse assopita. O forse solo immersa in una visione inespressa.
E’ negli anni ’50 che si compirà la parabola artistica di Ignazio Di Stefano. Finalista al Premio Marzotto, Quadriennale del 1953, Biennale. Poi, il boom gli toglierà la capacità di far sognare. Ma questo, il sognatore di questo disegno, ancora non lo sa.


IL PIU' BELLO DISEGNO EROTICO DI SEMPRE


Katsushika Hokusai 1814 (1820) - Sogno della Moglie del Marinaio Sogno della moglie del marinaio, pittura su legno  
ma anche xilografia
 

Tentacle rape (letteralmente: stupro tentacolare) è un concetto, presente sia in horror hentai che in film a sfondo horror/pornografico, dove creature mostruose dotate di numerosi tentacoli abusano di giovani donne. Gran parte del genere rientra nell'ambito del BDSM ed in particolare del bondage, quando la "vittima" è imprigionata dai tentacoli. Tra le prime e più famose opere di questo genere spicca un dipinto intitolato "Sogno della moglie del marinaio", shunga di Hokusai risalente al periodo Edo con una esplicita scena di zooerastia.
I shunga erano apprezzati da uomini e donne di tutte le classi sociali e molto sui principali fruitori di queste opere. Si ritiene venissero regalati alle future spose, in modo che potessero istruirsi sul sesso, ma anche che fossero utilizzate dalle prostitute per eccitare i clienti.

Superman and Batman Cry Over Alien Tentacle Sex

tentacle rape hentai
Tentacle Revisited by slumberu
Daikichi Amano, a Tokyo, Japan based conceptual photographer
cosplay 

 
 sumika


Workshop of Guilo Romano, A Mermaid Feeding Her Young.

mercoledì 14 dicembre 2016

IL DOLORE

Conoscerai un grande dolore e nel dolore sarai felice. 
Eccoti il mio insegnamento: nel dolore cerca la felicità. 
(Fedor Dostoevskij, I fratelli Karamazov)

Adolf Wildt, la maschera del dolore


IL DOLORE. Emile Friant, 1898 - DETTAGLIO

Jamal e Mohammed. morta in diretta a Gaza

Cittadini in lacrime, scene di pura disperazione,
il funerale del dittatore nord coreano Kim Jong-Il in diretta televisiva 

Compianto di Cristo, Niccolo dell'Arca, Bologna, 1303





 Weyden, Rogier van der - Descent from the Cross - Detail

Dolore ed effetti del cloroformio, metà XIX sec, R.Cooper

Vierge de douleur pinsel

 Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto (Játiva 1591 – Napoli 1652) Terreur et douleur

La terapia della musica per lenire il dolore dei malati terminali in Francia


XIX sec. Contraction combinée des peauciers et des sourciliers, associée à l'abaissement volontaire de la mâchoire inférieure : effroi mêlé de douleur,

Pelizza da Volpedo, ricordo di un dolore