UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Viaggio non scontato tra artisti e visionari da tutto il mondo, molto lontano dai soliti nomi. Non esisterebbero le avanguardie senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie del '900 – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


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mercoledì 26 ottobre 2016

CARRA', IL SIGNORE CON IL PANCIOTTO E IL RAGAZZO CHE VOLEVA FARE IL PITTORE



Enrico Accatino (1920-2007), nel corso di un incontro con giovani artisti nel suo studio, nel 2001, raccontò per la prima volta, almeno così disse, come fosse nata la sua passione per l’arte. Non una passione come tante, di quelle che si possono avere nell’adolescenza, ma una “necessità” dalla quale non avrebbe potuto sottrarsi.
Era figlio di contadini piemontesi, che poi avrebbero fatto una certa fortuna nel commercio a Genova, del tutto privi di riferimenti culturali e di letture. E in quell’ambiente così semplice, senza libri e supporti scolastici, tra vignaioli e capomastri, aveva iniziato a ritrarre i musi delle bestie nella stalla e le colline avvolte dalla nebbia, con mezzi di fortuna e nessun riferimento formale se non i santini della chiesa.
Così a 14 anni, quando seppe che ad Alessandria era arrivato il famoso pittore Carlo Carrà, inforcò la bicicletta per cercare di conoscerlo, pedalando come un forsennato sotto la pioggia per scendere verso dalla collina verso la piana. La strada era sterrata e ogni buca si trasformava in uno schizzo di fango.
Carrà, che stava al bar sulla piazza, vedendolo zuppo e inzaccherato, e ascoltando i suoi ragionamenti strampalati, lo prese un po’ in giro. E per toglierselo di torno, gli diede anche qualche spiccio.
Da quel momento Accatino, come ci raccontò, fu ancora più convinto di fare il pittore. E di vivere di arte. Ma anche di non voler essere come Carrà, il signore col panciotto, e come molti dei pittori che avrebbe conosciuto negli anni a venire.

Enrico Accatino, scalzo nell'aia, San Salvatore Monferrato, 1931

con Silvio Loffredo (alla destra), a Parigi, nel 1947
Carlo Carla negli anni '30

GUGLIELMO JANNI IL NIPOTE DEL BELLI

Autoritratto
-->Nella pittura di Janni c’è un impeto sorvegliato da tanta grazia […]. Tutto ha ritrovato un ordine e un peso: lo spazio, l’articolarsi espressivo del colore, gli effetti persuasivi della costruzione, la dignità delle figure, la giustezza dei rapporti. Un senso profondo di misura è rinato […].
G. Ungaretti, presentazione della mostra, Guglielmo Janni, Roma Galleria della Cometa, 1935



Guglielmo Janni (Roma, 1892 – Roma, 1958) è stato un pittore italiano e letterato, esponente della Scuola Romana.  Figlio di famiglia romana illustre, nipote del rinomato poeta Giuseppe Gioachino Belli, l'artista sarà molto influenzato dall'eredità letteraria del bisnonno. Nel 1921 è presente alla I Biennale romana e verso il 1924 viene chiamato dal suo maestro a decorare la sede centrale della Banca d'Italia, dove dipinge un murale sulla Storia della moneta italiana. Diventa amico di Alberto Ziveri, viene elogiato da Roberto Longhi e partecipala alla Biennale di Venezia.
 
Dopo aver visitato l'Esposizione Universale di Parigi con Alberto Ziveri nel 1937, entra in crisi esistenziale, rinuncia completamente alla pittura e si dedica solo allo studio di scritti inediti del bisnonno Giuseppe Gioachino Belli, raccolti nella biblioteca di famiglia. Janni morirà mentre stava lavorando alla terza stesura di una monumentale biografia del poeta romano, che aveva raggiunto la dimensione di dieci volumi dattiloscritti, che fu pubblicata postuma nel 1967. 


…E POI CI FU UN GIORNO CHE UN UOMO O UNA DONNA FECERO UN OGGETTO INUTILE. E LO CHIAMARONO ARTE.

Sembra SMILE, o Gerry Scotti, ma il Ciottolo di Makapansgat, tre milioni di anni fa viene considerato il primo oggetto conosciuto, definito di contenuto artistico, volutamente collegato alla cultura umana.




Si tratta di un ciottolo di diaspro dal colore marrone rossiccio e pesa 260 grammi. Fu trovato nel 1925 non distante dai resti di un Australophithecus in una grotta a Makapansgat, Sudafrica. Essendo di riporto da una zona piuttosto lontana, si è avanzata l'ipotesi (Garner) che l'Australophithecus l'abbia in realtà rovato a terra, e poi, notata e poi accentuata la rassomiglianza con un viso rafforzando i segno, scelto di portarlo con sè fino alla morte.




Nonostante non raggiunga un orizzonte cronologico antico come questo, anche la statuina di Tan-Tan non scherza. Venne scoperta in Marocco, sulla riva nord del fiume Draa dal’archeologo tedesco Lutz Fiedler nel 1999, a una profondità di 15 metri sotto la superficie di una terrazza naturale. Altezza: 6 cm. Materiale: quarzite. Età: da 500.000 a 300.000 anni fa: periodo dominato dall’Homo erectus.
Di questo piccolo artefatto sappiamo che originariamente era dipinto con ocra rossa. Un elemento importante, perché l’ocra rossa ha rivestito per tutta l’epoca preistorica un carattere sacro, collegato al sangue mestruale e quindi alla vulva e al grembo della donna, culla della vita. La risposta è quindi facile: cerchez la femme!



Stone age flint tool shows symbolic hominin face profiles


CHERCHEZ LA FEMME!

 
The oldest portrait of a woman ever found, dated yrs ago, carved in mammoth ivory  





una scaglia di selce – un tipo di roccia composta di silice – risalente al Paleolitico Medio, e ritrovata in una caverna che prende il nome di Kiik-Koba, in Crimea. Questa pietra, potenzialmente cesellata a mano da un Neanderthal, è stata descritta in uno studio pubblicato su PLOS ONE e condotto dai ricercatori della University of Bordeaux, guidati da Ana Majkic come la prima forma d'arte. 35000 anni fa

martedì 25 ottobre 2016

PAUL VAN OSTAIJEN, UNO DEI PRIMI POETI VISIVI NORD EUROPEI.



Paul van Ostaijen (Anversa, 1896 – Miavoye-Anthée, 1928), soprannominato "Mr.1830", camminava come un dandy, si vestiva come un dandy, ma non era un fancazzista come tanti che fingevano al tempo di essere dandy. Era uno scrittore, poeta e visual artist, caratterizzato da uno stile molto personale, che lo ha reso il maggiore esponente letterario delle avanguardie nelle Fiandre.
Influenzato nelle sue composizioni letterarie dal Futurismo, dall’Espressionismo, dal Dadaismo e infine dal Surrealismo, ha infatti sempre mantenuto uno stile personale e riconoscibile.

Attivo sostenitore dell'indipendenza fiamminga durante la prima guerra mondiale, fu costretto a fuggire a Berlino per evitare l’arresto. In questa città caotica e bulimica, uno dei centri Dada, iniziò a comporre poemi visivi, incrociando poesia e forma, immaginando di poter declinare parole e musica, giocando sul parallelismo tra lezioni di piano e commozione letteraria, intesa come potrebbero essere intese le variazioni di un piano.



Dopo una grave crisi psichica tornò in Belgio, dove aprì a Bruxelles una galleria d'arte. Ricoverato in casa di cura nelle Ardenne valloni per un aggravamento della Tubercolosi, morì nel 1928 in un sanatorio a 34 anni prima che il suo primo volume venisse pubblicato.


 
loris Jespers, Paul van Ostaijen, 1928

MAXIMO e BARTOLA. GLI ULTIMI AZTECHI E ALTRE STORIE FREAKS.



Venghino signori, venghino...



 

Quella che vedete la foto del 1865 tratta dagli archivi del Circo Barnum a dovrebbe rappresentae gi ultimi discendenti degli aztechi, fortunamente ritrovati nei ruderi abbandonati di un tempio, e ora ospiti del Circo.
Fu una pseudo scoperto storico-antropologica totalmente inventata, addirittura supportata da pubblicazioni pseudoscientifiche. In realtà i due bambini avevano sangue ispanico, e i loro veri nomi erano
Maximo Valdez Nunez e Bartola Velasquez, prelevati a 8 anni, negli anni '40, in un piccolo villaggio di San Miguel, El Salvador, da un mercante spagnolo di nome Ramón Selva che aveva notato la somiglianza dei loro teschi con quelli delle antiche incisioni azteche. 

Soffrivano semplicemente di encefalite e di disabilità mentale, ma il mercante promise ai genitori di portarli via per poterli curare, diventandone l'affidatario. Già un anno dopo, per sfruttare la curiosità che suscitava la forma del cranio, venivano però fatti esibire negli zoo per freaks e la loro notorietà crebbe così tanto nel tempo, da incontrare addirittura il Presidente degli Stati Uniti Millford Filmore e la Regina Vittoria interessati a quella bizzaria genetica.

Nel 1867 si sposano a Londra. Secondo alcuni fonti sarebbero morti poco dopo, secondo altre, avrebbero continuato ad esibirsi sino alla fine del secolo.

 

 

Come loro furono migliaia i malati mentali e i disabili sfruttati per esigenze di spettacolo negli Stati Uniti, lasciati dalle famiglie o dagli stessi istituti ai circhi viaggianti, spesso in cambio di denaro.

Come Schlitzie, pseudonimo di Simon Metz, (New York 1901 – Los Angeles, 1971), showman e attore statunitense. Affetto da microcefalia, assunse una notorietà internazionale per aver recitato nel film Freaks di Tod Browning del 1932. Nonostante fosse affetto da ritardo mentale (aveva un'età mentale pari a quella di un bimbo di tre anni), sapeva cantare, ballare e contare fino a dieci, riuscendo persino a imitare il tono del regista Tod Browning. Nonostante fosse un uomo, era solito portare vestiti femminili; ciò era dovuto al fatto che così gli fosse più comodo espletare le sue funzioni corporali. Morì all'età di 70 anni, inusuale per una patologia così grave.


 
L’esposizione di Freaks si protasse sino ai primi anni '50 negli Stati Uniti. Nel 1925, una mostra al Belle Vue Zoo di Manchester fu intitolata ‘i cannibali’ ed esibiva invece  africani di colore rappresentati come selvaggi.


Esposizione di Freaks a Coney Island, NY alla fine degli anni '40

 

 

Antonietta Gonsalvus. È nota per essere stata affetta da ipertricosi (come suo padre e tre dei suoi cinque fratelli). Quello della sua famiglia è il più antico caso di ipertricosi descritto in Europa. È stata più volte raffigurata nei dipinti, in genere con la famiglia. Crebbe a Fontainebleau, dove faceva parte della corte del re Enrico II di Francia.  Tra il 1580 e il 1590 Petrus Gonsalvus e la sua famiglia si recarono in viaggio in Italia, dove si menziona il loro soggiorno alla corte di Margherita di Parma. Non è noto l'anno della morte di Antonietta, mentre il luogo è presumibilmente Capodimonte, dove morì anche il padre. 

 
 
 

lunedì 24 ottobre 2016

GUIDO GREGANTI. IL PITTORE DEI POTENTI.

Pietro Annigoni, ritratto per l'insediamento della Regina Elisabetta, 1954

I ritratti dei potenti,  re e papa, olio su tela, sono riusciti a resistere a 100 anni di fotografia, per poi morire di inedia e anacronismo alla fine degli anni ’80. Unici sopravvisuti, oggi, i ritratti dei Santi nel giorno della beatificazione a Piazza San Pietro, e ritratti dei capi di stato di piccole nazioni marginali, che alternano la tela a pesanti dosi di photoshop.
Eppure, una volta erano chiamati artisti come Tiziano o Velasquez. E ancora adesso riecheggia il prestigio di Pietro Annigoni (Milano, 1910 – Firenze, 1988) pittore della real casa inglese, e autori di celebri ritratti ai Kennedy, agli Scià di Persia o alla Regina di Danimarca
Poco si ricorda, invece, della figura di Guido Greganti,  in vita famosissimo, che per tutta la vita immortalò i potenti, da Benito Mussolini – per il quale realizzerà il primo ritratto ufficiale -  a tutti i Papa, da Pio XII a Papa Giovanni Paolo II. E poi il Re Vittorio Emanuele III e gli eroi della prima e della seconda guerra mondiale,  per divenire nel 1962 il ritrattista ufficiale del presidente della Repubblica tunisina al-abīb Bū Rqība (Burghiba), per l'esecuzione di tre suoi ritratti e di quelli della prima moglie Maffida e della seconda Wassila (proprietà del palazzo presidenziale di Tunisi) e per alcuni quadri di soggetto storico, di cui il più importante raffigura Ritorno di Burghiba a Tunisi dopo l'ottenuta indipendenza della Tunisia (proprietà del palazzo presidenziale di Cartagine) qui nella foto.

Guido Greganti: Ritorno di Burghiba a Tunisi dopo l'ottenuta indipendenza della Tunisia
Eppure aveva cominciato come militare di carriera nella Marina, per poi conoscere a Taranto la sua futura moglie. Si era sempre dedicato alla pittura da autodidatta, anzi, da dilettante, ma ora decide di lasciare tutto per diventare non solo pittore, ma ritrattista. Il suo stile, da allora, rimarrà fedele sempre a se stesso. Ultimo difensore di quella visione ieratica che dona autorità a chi autorità già ce l’ha. E che ci piace inserire in queste pagine, perché in ogni caso sopravvissuto al cambiamento della storia. E che aderisce nel 1947 con Gregorio Sciltian, Annigoni e i fratelli Xavier e Antonio Bueno al manifesto dei pittori moderni della realtà.

Ritratto della figlia, 1930
Nato nel 1987 a Livorno, morto a Roma nel 1986 viaggerà a lungo, affermandosi negli Stati Uniti (dove realizzare importanti cicli decorativi), divenendo storico collaboratore della Enciclopedia Italiana per la quale realizzerà 3000 illustrazioni. Lasciando anche bellissimi studi sui disastri della guerra e sui lavori nei campi, attento, questa volta, a raccontare la storia dei tanti senza nome che la storia l’hanno fatto veramente.

 

Ritratto di bambino, 1926

mercoledì 12 ottobre 2016

LISA FONSSAGRIVES. TOP MODEL. SCULTRICE AL TOP.


Lisa Birgitta Bernstone nasce a Göteborg in Svezia il 17 maggio 1911, quattro anni prima di Ingrid Bergman. 
Anche lei, come Ingrid è svedese, alta e ha i piedi lunghi, e anche lei ha uno sguardo freddo che piace e affascina il pubblico occidentale, anche se lei si definisce solo un “appendiabiti”.
 

Da ragazza ha studiato danza, anche a Berlino, e scultura. Poi va a Parigi per perfezionarsi nella danza (a casa ha aperto anche una scuola di ballo), ma un giorno, nel 1936, mentre è in ascensore viene notata dal fotografo Willy Maywald che le propone di diventare modella.
Appende le scarpette e inizia a sfilare e a posare guadagnando subito la copertina per Stern. Sono pochi anni di successo, poi scoppia la guerra e se ne va negli Stati Uniti e sarà solo nella seconda meta degli anni ’40 e negli anni ’50 che diventerà una vera e propria icona di stile, ormai quarantenne, e la modella più famosa di sempre. Forse la vera, prima, top model.

Nel 1935 sposa il fotografo francese Fernand Fonssagrives (del quale adotterà il cognome) e dal quale avrà una figlia. Si separerà poi da lui  per sposare nel 1950 un altro fotografo, il mitico Irving Penn, che ha sei meno di lei, diventandone musa ispiratrice.
Trasferitasi a New York posa per George Hoyningen-Huene, Man Ray, Horst, Erwin Blumenfeld, George Platt Lynes, Richard Avedon, Edgar de Evia, donna copertina per Vogue, Life e Vanity Fair, libera e disinvolta nel nudo come nella sua immagine patinata di milionaria sofisticata.
Di lei il direttore di Vogue dirà: “She epitomized a very noble period of fashion and couture. She gave a classical dignity to anything she wore.



Fine della prima vita.

Negli anni ’60 molla tutto. Ha avuto da poco un altro figlio da Penn, ha iniziato a disegnare abiti e accessori di moda, quando riscopre una sua antica passione, l’arte. Anzi, riesce finalmente a dedicarsi alla scultura, e grazie alla sua fama straordinaria brucia tutte le tappe, divenendo artista ufficiale della Marlborough Gallery, la più blasonata e remunerativa galleria del tempo.
Il problema è che veramente brava e le piace sperimentare materiali diversi: bronzo, marmo, fibra di vetro.
Ha imparato la lezione di Moore e Arp, la corrente che immediatamente segue è il modernismo americano, ma riesce a raggiungere una totale autonomia di forme, portando anche la sua cultura europea. Quasi miscelassimo Maillol e gli scultori Inuit canadesi.
Il problema è che Lisa Fossangrives Penn è troppo bella e famosa per essere presa sul serio. Ha iniziato troppo tardi e riesce a operare solo per 25 anni (che è sempre un quarto di secolo), tanto che anche oggi Wikipedia accenna alla sua attività di scultrice solo come una curiosità.

Morirà di polmonite a New York nel 1992 all'età di 80 anni e anche il NY Times citerà appena nell’epitaffio, la sua avventura artistica. Penn morirà nel 2009.

Fine della seconda vita.




1949

Iriving Penn
Bomb - bronzo 1985