UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Viaggio non scontato tra artisti e visionari da tutto il mondo, molto lontano dai soliti nomi. Non esisterebbero le avanguardie senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie del '900 – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


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lunedì 19 gennaio 2015

L’ALTRO LATO DEL FASCISMO. L’ESTETICA HOMO DELLA CELEBRAZIONE. ADORABILE…



Comincia la sfida. Dovete in 30” indicare quanti più nomi di scultori coinvolti nel più eclatante progetto di estetica politica italiana del ‘900. Stiamo parlando delle straordinarie sculture di atleti dello Stadio dei Marmi  a Roma.

Pronti? Via!!

… OK. Quanti ne  avete indicati? Neanche uno. Wow. Strano... Ma neanche tanto. Perché l’opera, tra le più belle in assoluto della poetica fascista, è stata rimossa dalla memoria. Eppure l’idea era bella e fortemente innovativa.

Costruito su progetto del 1928 di Enrico Del Debbio insieme al primo piano generale dell'allora Foro Mussolini, lo Stadio dei Marmi venne portato a termine e inaugurato nel 1932. L’esplicita richiesta di Renato Ricci - all’epoca sottosegretario all’educazione e fondatore dell’Opera nazionale Balilla del responsabile del progetto - era che le statue fossero commissionate e realizzate a giovani e quasi sconosciuti scultori italiani. Questo per dare loro l’opportunità di mostrare il loro talento e poter diventare famosi.
La volontà di questi allora sconosciuti scultori di dimostrare la propria capacità e tecnica traspare in ognuna delle loro sculture e trasmette un impressione di freschezza e forza che non lascia mai indifferenti, dando vita a un'opera realmente collettiva. Finanziate dalle diverse province, nascono così gruppi di straordinaria potenza, che si ispirano in parte a un gigante come Adolfo Wildt, ma che elaborano un modello autonomo di ricerca estetica.

Sessantaquattro opere realizzate in marmo delle Apuane da 26 scultori. Silvio Canevari, Carlo De Verdi, Aroldo Bellini (che realizzò 16 statue e il gruppo bronzeo dei lottatori), Aldo buttino, Nino Cloza, Tommaso Bertolino…

E gli altri? Aiutateci a ridare loro una identità perduta…




Il pugile, ritratto del modello Marino Girolami, futuro regista della Saga dei Pierino con Alvaro Vitali.








domenica 28 settembre 2014

BORIS GRIGORIEV, UNA FORZA DELLA NATURA NБори́с Дми́триевич Григо́рьев;

Se voleste comprare un suo quadro iniziate a mettere da parte un milione di euro. In Russia, dopo anni di dimenticanza, è considerato un maestro, ma se andate a Milano o Londra a un vernissage e chiedete a 23 professionisti del buffet, solo uno di loro, forse, potrà dirvi che lo conosce. Al momento in cui scrissi la prima volta di lui, neanche Wikipedia aveva avuto tempo di dedicargli una pagina.


Io posso solo affermare, grazie al privilegio di aver potuto vedere da vicino alcune sue tele al museo russo di San Pietroburgo che era un grandissimo in senso assoluto, uno dei pochi. Un mix di composizione, ironia, maestria nel  disegno, stesura del colore, capace di dare vita a ritratti unici nel loro genere, che creano un ponte diretto tra avanguardia, espressionismo e nuova oggettività. 

I suoi sono veri e propri cicli di opere omogenee, un flusso di pensiero si condensa in stile. Ritratti che all’inizio rappresentano signori in tuba in pose grottesche, con le mani che occupano la tela in una sorta di danza grottesca. Con il merito di aver colto in anticipo sul tempo tendenze e fermenti culturali (si occupa della povertà dei contadini russi prima ancora che scoppiasse la rivoluzione) e di aver inserito una visione realmente internazionale nello spirito della sua nazione.

 




Boris Grigoriev (russo: Борис Дмитриевич Григорьев, 11 luglio 1886 - 7 Febbraio 1939) è stato un pittore, grafico e scrittore russo. Grigoriev nasce a Rybinsk e studia presso la Scuola d'Arte Stroganov dal 1903 al 1907 e poi presso l'Accademia Imperiale di Belle Arti di San Pietroburgo sotto Aleksandr Kiselyov , Dmitry Kardovsky e Abram Arkhipov sino al 1912. Nel 1913 diventa un membro del movimento Mir iskusstva (Russian: «Мир иску́сства», World of Art) e nel 1913 e scrive anche un romanzo: Giovani Raggi. Grigoriev si sposta quindi a Parigi, dove frequenta l'Académie de la Grande Chaumièr e rimane fortemente influenzato da Paul Cézanne.

Dopo il suo ritorno a San Pietroburgo nel 1913 diventa parte della scena bohémien della città, vicino a molti artisti e scrittori del tempo, come Sergey Sudeykin, Velimir Chlebnikov e alla poetessa Anna Achmatova, che spesso ritrae. Grigoriev inizia a interessarsi alla vita della campagna russa e tra il 1916 e il 1918, prima ancora che scoppi la rivoluzione, crea una serie di dipinti e opere grafiche raffiguranti la povertà e la forza dei contadini e la vita dei villaggi agricoli.



Dal 1919 Grigoriev viaggia e vive all'estero, in molti paesi, tra cui Finlandia, Germania, Francia, Stati Uniti d'America, Messico, Brasile. Nel 1934 pubblica la sua poesia Russia (Расея) nel giornale in lingua russa americano Novoye Russkoye Slovo. La poesia è una riflessione poetica della sua famosa serie di dipinti Russia. Ha anche scritto un poema, l'America, pubblicato solo nel 2003.

Grigoriev muore a Cagnes - sur - Mer nel 1939 per un tumore devastante a cui neanche un'operazione di emergenza può porre rimedio. Solo 7 persone parteciperanno al suo funerale.

Adesso sono il primo maestro al mondo. Bisogna sapere chi si è, altrimenti non si saprà cosa fare. E poi la mia vita è resa sacra dal lavoro estremo e dal sentimento estremo. Non temo nessun concorso, nessun incarico, nessun tema, nessuna dimensione e nessuna velocità.

lettera di Grigoriev al poeta V. V. Kamenskij





  Yakovlev, Alexander (1887-1938) - Portrait of the Artist Boris Grigoriev



mercoledì 24 settembre 2014

OMICIDIO DI STATO: Elfriede Lohse-Wächtler


Malgrado tutto quello attraverso cui sono passata sono abbastanza stupida da credere che la gente buona esista ancora.

Elfriede Lohse-Wächtler


Sensibile, tragica, geniale, Elfriede Lohse-Wächtler, morì il 31 luglio del 1940, gasata insieme ad altre venti donne,  a Pirna-Sonnenstein, vittima del “Progetto Action T4”,  abbreviato poi in "T4", promosso dal governo nazista nel 1939, quando Hitler avviò con i suoi fedelissimi la pianificazione della eliminazione fisica dei malati mentali, dei disabili mentali, dei  bambini  con handicap  fisici e psichici, provocando l’eutanasia per legge per quasi 70.000 cittadini tedeschi.
La colpa di Elfried era quella di essere artista d’avanguardia e “pazza”. Ma il suo annientamento non doveva essere solo fisico, e molte delle opere che Elfriede aveva abbozzato nell’Ospedale di Arnsdorf, e che tanta ammirazione avevano sollevato solo pochi anni prima, vennero distrutte perché bollate del dispregiativo epiteto di Arte Degenerata.


Cala il sipario sulla tragica esistenza di Elfriede Lohse-Wächtler, la cui vicenda personale s’intersecò - come ben ha analizzato Francesca Santucci nella sua ricerca sulle donne-artiste - con l’esplosione delle avanguardie, con la vita bohemienne che caratterizzava la vita artistica di inizio ‘900, ma anche con la grande tragedia collettiva degli anni del nazismo.

“Elfriede nacque nel 1899 in una famiglia borghese; suo padre, Gustav Adolf Wächtler,  coltivava grandi speranze per lei, perciò  ne disapprovò la scelta “eccentrica” d’intraprendere la carriera artistica. Nonostante la disapprovazione della famiglia, volitiva e intraprendente, nel 1915 Elfriede s’iscrisse all'Accademia d’Arte di Dresda per studiare disegno, ma poi cambiò corso di studi per impegnarsi nella grafica applicata, in particolare nel batik. In spirito d’indipendenza e di ribellione lasciò la casa paterna, tagliò corti i capelli, indossò abiti maschili, cominciò a tingere tessuti e a realizzare cartoline d’auguri litografate per guadagnarsi da vivere e finanziarsi gli studi, che continuò sotto la guida del professore d’arte Oskar Georg Erler. Adotta quindi lo pseudonimo maschile di  Nikolaus Wächtler, Elfriede  e inizia a frequentare le avanguardie artistiche del tempo, ebbe come amici Conrad Felixmüller e Otto Dix,  aderì al movimento “Dada” e maturò una coscienza politica e sociale.


Kurt Lohse, compagno di Elfriede, in un autoritratto.

Sorprendendo tutti, nel 1921 sposò Kurt Lohse, un allievo d’arte squattrinato, che conduceva una vita sregolata e che, mentre era sposato con lei, ebbe tre figli da un’altra donna. La storio non dura, e quando lascia Kurt e abbandona gli amici comuni la sua salute mentale cominciò a vacillare finché, oppressa anche da preoccupazioni economiche, nel 1929 ebbe un crollo psichico mentre si trovava ad Amburgo, dove viveva, e fu ricoverata nell’ospedale psichiatrico  di Klein-Friedrichsberg.
Durante il ricovero, Elfriede creò dei sorprendenti ritratti di donne ricoverate nell’ospedale, le “teste di Friedrichsberg”, entusiasmando i critici che, per la rappresentazione cruda, grottesca, "brutta" (com'era tipico degli espressionisti tedeschi che deformavano  l'oggetto rappresentato) di personaggi colti in miseria e solitudine morale,  la  paragonarono a Grosz, Kokoschka e Schiele: cominciò, allora, il periodo più felice della sua carriera artistica.
Nel maggio del 1929 espose i suoi ritratti al “ Kunstsalon Marie Kunde”, a questa mostra seguirono altre esposizioni, con opere di fantasia e ritratti di ambienti squallidi di Amburgo, ma il suo successo fu di breve durata.
Negli anni in cui la Germania precipitava verso il nazismo Elfriede fece ritorno a casa e affondò sempre più nel suo male. Su richiesta del padre, sgomento per le condizioni di quella  figlia che sentiva così estranea, con la quale sempre difficili erano stati i rapporti, e convinto di affidarla ad un luogo di giuste cure, nel 1932 fu ricoverata nell'ospedale psichiatrico di Arnsdorf, presso Dresda: le fu diagnosticata la “schizofrenia”.
Elfriede, ancora ottimista verso il suo futuro, continuò a dipingere e a scrivere ai suoi chiedendo di poter lasciare l’ospedale, ma il suo destino era ormai segnato.”


Nel 1935, come consentito dalla legge per la prevenzione della prole geneticamente difettosa contro chi risultava affetto da “tare ereditarie”, dopo un suo primo rifiuto, Elfriede venne sterilizzata a forza. Oppressa dall’umiliazione subito smise di dipingere, eppure, anche se priva di cure adeguate, malnutrita e sofferente, ancora sperava in un cambiamento positivo per la sua vita. La storia, è nota.

 


venerdì 19 settembre 2014

BABOUSHKA. LE GUARDIANE DEI MUSEI RUSSI.

Baboushka: Le guardiane dei musei russi.  Osservarle, è quasi sempre meglio delle opere alle loro spalle (a patto che dietro a loro non ci sia Malevič...). 
E' una performance immobile, continua, quasi una preghiera. Madonne di carne.
Una successione di ritratti che ti toglie il fiato, che vale molto più del biglietto. Quasi un Vermeer. Queste le foto che ho scattato a San Pietroburgo e a Mosca. 
Guardatele una ad una. Come un rosario.