UN PROGETTO DI ALFREDO ACCATINO

Viaggio non scontato tra artisti e visionari da tutto il mondo, molto lontano dai soliti nomi. Non esisterebbero le avanguardie senza maestri sconosciuti alla massa (ma certo non a musei e collezionisti). E non si sarebbe formata una cultura del contemporaneo senza l’apporto di pittori, scultori, fotografi, designer, scenografi, illustratori, che in queste pagine vogliamo riproporre. Immagini e storie del '900 – spesso straordinarie - che rischiavamo di perdere o dimenticare.


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giovedì 29 maggio 2014

WALTER KAMPMANN. L'ARTISTA CHE MORI' NEI GIORNI DELLA VITTORIA.


Mi piace quando l’arte ti porta a scoprire sentieri inaspettati. Trovi un sasso e lo raccogli. Poi ne trovi un altro, e un altro ancora. Sino a quando, inoltrandoti nella foresta, scopri Pollicino seduto davanti a una capanna. Eppure questa non è una storia bella. Né una storia a lieto fine. E’ la storia di Walter Kampmann, nato il 4 Dicembre 1887 a Elberfeld, morto il 12 dicembre 1945 a Berlino, mentre il mondo festeggiava la fine della guerra. Walter era un pittore espressionista tedesco, incisore, scultore, grafico. 



Uno dei maestri di riferimento di un altro maestro, Friedensreich Hundertwasser, che su di lui ha scritto queste commoventi note:

“When I see street lamps in a misty rain and trees in the frost I think of Walter Kampmann. When I am being asked which painters have influenced me, I always name Walter Kampmann. But because he is not as well-known as for instance Klimt and Klee, his name is usually not mentioned when one discusses me. Convenient. This is the reason why I had huge arguments in telephone conversations and telegrams with U.C., the University Art Museum in Berkeley. 
I insisted that my 1968 exhibition catalogue be reprinted to include the name Walter Kampmann.


Since 1948 I tried to paint trees as Walter Kampmann drew them. But I never succeeded. They turned into Hundertwasser-Kampmann trees, somehow transparent 
and more colorful, but without the deep glow from inside. 
 My French painter friend Brô was so impressed by my Kampmann trees that he gave me permission to use in my paintings his Brô spindle eyes which he had picked up somewhere, if in turn I allowed him to paint Kampmann trees.”
 

Figlio del direttore d’orchestra Wilhelm Kampmann, di famiglia colta e agiata, ottiene il diploma di scuola superiore e studia presso la Scuola d'Arte Elberfeld. Tra il 1914 e il 1918 partecipa come soldato alla prima guerra mondiale in Francia. Finita la guerra, può finalmente dedicarsi alla grafica e alla pittura, e nel 1919 viene nominato insegnante nella scuola tessile e della moda di Berlino e quindi presso il Fashion Institute. E’ qui che inizia a creare le sue opere più espressive, di forte matrice  cubista, come le celeberrime copertine per Das Plakat, la rivista d’avanguardia di riferimento per la cultura dei poster. Si sposa con Katherine "Kat" Kampmann, dalla quale avrà 3 figli.

Insieme a Paul Klee, Max Beckmann, Vasily Kandinsky, Oskar Moll, Georg Muche e Lyonel Feininger, fonda la selezione di gruppo degli artisti November Group.

All’arrivo del nazismo il gruppo viene però sciolto e Walter è costretto a lasciare l’insegnamento. Continuano le persecuzioni politiche, sino a quando viene internato in un campo per la riqualificazione degli artisti, costretto, dal 1935 a realizzare sculture di Hitler.

Nel 1939 viene obbligato al lavoro coatto nella fabbrica di aerei Henschel. Finita la guerra, quando pensa di poter tornare alla sua vita, viene catturato dagli inglesi ad Amburgo che lo credono membro del regime.
Morirà a Berlino, nel 1945, completamente esaurito dalla fame e dagli stenti. E’ sepolto nel cimitero Rangsdorfer.

Frau Professor F., 1928
Preparation for the opening of the Great Berlin Art Exhibition, June 1924




lunedì 24 marzo 2014

MANICHINI, ARTIGIANI E AVANGUARDIE DEL '900

A Roma in inverno non fa mai fatto freddo. Giuro.
A Parigi, sì, o forse sono stato solo sfigato. Così, passando veloce e intirizzito davanti a un negozietto, metà libreria - metà brocante - dalla vetrina qualcuno mi ha guardato. Veramente. Sentivo che mi osservava e non sarei più potuto sfuggire al suo sguardo. E neanche a quell’arietta gelida che fa tanto Maigret. Era un manichino articolato, di quelli da pittore. Sarà stato alto una quarantina di centimetri, brunito come Seedorf quando si incazzava, seduto su uno scaffale, con le gambe accavallate.

E allora ho capito. 
 

Ho capito che, come sempre, alcune cose fanno nascere altre cose. E che il suo volto, era la sintesi perfetta della pittura di Leger, Andre Lhote, di molte avanguarde, di un certo Picasso. Il naso affilato, il mento tondo, con “…gli occhi neri e il tuo sapor mediorientale…”. 
Manichini e Felice Casorati.

Mainichino e Costantin Brancusi


 

Si trattava di un manichino dell’inizio del ‘900, o forse di un decennio prima.  Costava un occhio della testa, 3000 euro o giù di lì, e non ho potuto, ovviamente, comprarlo. Perché la vita è ingiusta, ma questo è un altro discorso...

Tornato a casa, ho iniziato a cercarne altri esemplari.
Sorprendente come siano stati i manichini stessi, a volte, a ispirare gli artisti, e non viceversa. E’ stata la manualità di qualche artigiano sconosciuto, francese,
tedesco, italiano,  a far scattare una scintilla, nei pittori cubisti e metafisici e non solo. Questo, almeno, quello che ho pensato quando ho visto le teste da cappelliera il stile bidermeier in legno: quella che Raoul Hausmann avrebbe poi usato pre creare  la testa mccanica, di fatto il manifesto DADA. Quando ho visto il  cavallo di Carrà… i manichini dell’avanguardia russa. E poi, i manichini in cera o pasta di carta, quegli degli anni ’30, così simili alla pittura di quegli anni…



Questo è il bello della creatività. Che la può mettere in moto anche un oscuro e dimenticato mastro falegname, il Geppetto delle avanguardie storiche.
...
nessuno rivela le sue fonti. Tutto si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma in qualcosa di nuovo. Sempre.
 

Wojciech Weiss, 1934

Degas, ritratto Henri-Michel-Lévy nel suo studio- a terra il manichino vestito da donna usato per i quadri

photo Andre Derain - La Femme et le Pantin, vers 1930. Datemi quel manichino!

Carlo Carrà


Peter Birkhäuser, Puppet, 1938
Niklaus Stoecklin, Wig Stand Mannequin with Pear-Shaped Money-Box, 1929
 WOLS, Pavilion de l'elegance (Madeleine Vionnet), 1937
Stoecklin Niklaus, Gliederpuppe (1930)
Alberto Savinio
Elizabeth King - mannequin in a mirror
Manichino d'artista, 1700
Gyula Pap and Albert Henning - Dance with a mask, composition with feather and veil, 1930-33
 
1888, Wilhelm Trübner



Gustave Courbet’s studio
 

In the late 18th century and early 19th century, Paul Huot’s mannequins were the most sought-after among artists from Paris to St. Petersburg. The genre painter August von der Embde paid 1000 francs — an enormous sum — to have one sent to Kassel, Germany, while the British painter William Etty once waited a full year to obtain one. These “mannequin perfectionné,” as they were known, had an internal skeleton with moveable joints, horsehair stuffing, and an external cotton stockinette covering that mimicked human skin
 
Oskar Kokoschka 1912 
 
GIORGIO DE CHIRICO, ettore e andromaca, 1917


Italo Cremona 1939

Silvio Eruli, figlio di Erulo Erulo, e pittore novecentista










 Morris Kantor 1896-1974

FÉLIX VALLOTTON (1865 - 1925)                 

Alexander Yakovlev, 1921
 
Corner in my Atelier, around 1912, oil on canvas  
Nature morte dans l’atelier (Stilleben im Atelier)
Otto Dix, 1924
   
 
Man
Mannequin au miroir

Niklaus Stoecklin, vers 1930, collection privée

Mannequin (Gliederpuppe)
Wilhelm Lachnit, 1948,
Nu et mannequin
David Jagger, date inconnue
The Lay Figure, 1942 by Victor Hume Moody
Victor Hume Mody 1942
Matias Quetglas,1985

David Bowers nato nel 1956 in Chambersburg, Pennsylvania
 
Pietro Annigoni


Charlotte Perriand (Parigi, 24 ottobre 1903 – Parigi, 27 ottobre 1999) studio di posizione sulle poltrone



George Grosz (1893-1959) - Etude pour un mannequin