Quasi 3000 manifesti per il cinema, dalle pellicole in peplo ai film di fantascienza splatter anni '50 sino alla serie stracult del Monnezza/Thomas Milian.
Ma anche autentici film capolavoro come "La Dolce Vita" di Federico Fellini, che qui vedete nella versione definitiva di Simeoni e in un bozzetto a tempera scartato perché ritenuto troppo audace dalla produzione, come raccontò lo stesso Fellini nel suo diario di regia, sul cui fondo si legge un chiaro riferimento alla pittura informale.
Questo è il lavoro che faceva Sandro Simeoni, uno di quelli che veniva coinvolto nel lavoro quando il produttore diceva "..qui ci vorrebbe proprio Simeoni".

Sandro Simeoni (SYM) - si firmava anche Symeoni è stato per 40 anni un grande e prolifico autore di manifesti cinematografici, di quelli adorati da Quentin Tarantino, ma anche di film d'autore come "Accattone" e "I racconti di Canterbury" di Pier Paolo Pasolini, per "Un americano a Roma" con Alberto Sordi, o per "Profondo Rosso" di Dario Argento. Prima che il computer e photoshop mettessero il suo lavoro definitivamente fuori scena (portando nell'oblio quello di altri maestri come Olivieri o Iaia). E pensare che voleva fare il pittore. Nato a Milano nel 1934 è morto nel 2007 senza che ci fosse una riga sui giornali. Forse era giusto ricordarlo, visto che alcuni suoi poster sono oggi battuti migliaia di euro alle aste di Bolaffi, e che l'arte non dovrebbe mai avere pre-giudizi.
I pittori di cinema hanno mescolato
sapienza accademica a pura invenzione. Talmente bravi da essere chiamati
a illustrare i film hollywoodiani. Manfredo Acerbo, che guarda
all'espressionismo, passa dagli italianissimi Europa di notte e il Dio
serpente ai bozzetti americani di Vera Cruz (Robert Aldrich), di diversi
autori europei (Truffaut, Bunuel) fino alle commedie musicali dei
Beatles. Tino Avelli lavora con Altman, Cimino, Ken Russel e per il
David Bowie de L'uomo che cadde sulla terra.
Anselmo Ballestrer,
nato a fine 800, fu il capostipite della pittura di cinema, fin dal
mitico Ombre rosse di John Ford (1939), quindi le versioni italiane di
diversi Chaplin, Hitchcock, Lang, Welles e dell'iconografia machista di
Marlon Brando in Fronte del porto. Decisamente più delicato l'acquarello
di Ercole Brini, autore del manifesto di Colazione da Tiffany che tanto
ha contribuito al successo dell'immagine di Audrey Hepburn secondo
Truman Capote, nonché di una tra le tante versioni del bacio tra Rhett
Butler e Scarlett O'Hara in Via col vento.
Ogni pittore è una
storia che si potrebbe raccontare ancora tante volte rimpiangendo quella
materia di celluloide così preziosa e nostalgica. Tra le invenzioni per
Un americano a Parigi con Gene Kelly che balla sullo sfondo geometrico
alla Mondrian e Diabolik, horror italiano firmato Mario Bava, spicca il
lavoro di Mario De Berardinis, morto prematuramente, e i suoi disegni
per Addio, fratello crudele di Giuseppe Patroni Griffi (un capolavoro
assimilabile a un fregio di Sartorio), per Banditi a Milano di Lizzani e
Suspiria di Dario Argento.



The artist, “Sym”, is the extraordinary Sandro Simeoni (1934-2007), who would paint some 3000 movie posters in a career that spanned 50 years. He was equally at ease in all genres, ranging from Fellini’s La Dolce Vita (1960) to Dario Argento’s Profondo Rosso (1975), with westerns, gangster films, science fiction and romantic comedies in between. Simeoni — sometimes identified as “Symeoni” — worked from stills, and the Frankenstein poster was likely inspired by posed promotional shots of Michael Gwynn’s twisted, cannibalistic Monster menacing Eunice Gayson.
Simeoni typically showed characters in motion: Running, jumping and lunging at each other, with frequent dimensional effects of hands, guns or blades leaping out at the viewer. Here, in a typically dynamic composition, the artist cranked up the tension with swirling colors, overlapping credits, and the Monster’s claw raised out of frame. The purple in the Monster’s coat is picked up in the title and the woman practically leans out of the image in a bright yellow dress with black trim to emphasize the exposed shoulder and cleavage.